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Attualita'
Cambia l'assessore al sottosuolo
di Mimmo Carratelli
Napoli, la città dei fori imperiali - terza puntata - Nel gioco delle poltrone, Giorgio Nugnes ha sostituito Ferdinando Di Mezza. Un avvicendamento che non si capisce. Una priorità umiliata nel dossier dei progetti essenziali inoltrato al governo per due miliardi di euro di investimenti. I responsabili degli ultimi anni, da Bassolino a Mossetti. Che fine ha fatto Franco Barberi?

In attesa di capire che cosa sono questi “poteri speciali” del sindaco Iervolino, definizione sontuosa per coprire il fallimento dei poteri ordinari in cinque anni di disamministrazione della città, e mentre i politici cittadini si accapigliano sull’ipotesi di una legge speciale per Napoli, temendo di perdere potere (Oddati: “La legge speciale è uno scippo ai danni di Bassolino e Iervolino”), vediamo fra le priorità di intervento segnalate dal sindaco al governo (amico) quale posto ha il problema del sottosuolo.

Il dossier preparato dalla signora Iervolino comprende 120 progetti per un investimento di due miliardi di euro: un miliardo solo per completare la Metropolitana, 700 milioni per Napoli est, Bagnoli, l’entusiasmante arredo urbano, l’ambiente (?), Palazzo Fuga, la Cittadella della polizia. E per il sottosuolo? L’ultimo posto. Trecento milioni di euro, buoni per i soliti rattoppi mentre gli esperti hanno quantificato in due miliardi di euro la cifra necessaria per un intervento organico e definitivo.

Ecco come viene considerato il rischio di crolli e voragini e, in sostanza, la vita dei napoletani mentre la città trema ad ogni nubifragio, le fogne scoppiano, il Vomero si abbassa, il pericolo di dissesti e frane incombe su Posillipo, Capodimonte, Capodichino, Camaldoli, e non stanno meglio i quartieri Stella, Avvocata, Montecalvario, San Ferdinando dove il tufo è in media a quindici metri sotto e, sopra, c’è una spessa coltre di terreno sciolto, pronto agli smottamenti.

Sono incubi vecchi e nuovi, come segnalava il giornale “La Voce” nel marzo 1997 facendo un lungo elenco dei luoghi a rischio: “Via Nardones, vico Noce a Montecalvario, la chiesa di Sant’Anna di Palazzo, via Cortese all’Arenella, via Aniello Falcone, corso Vittorio Emanuele, via Tasso, via Catullo con i crolli e le voragini degli anni Sessanta, ai quali si sino aggiunti i cedimenti di via Consalvo, del costone di Nisida, i nuovi avvallamenti di via Falcone, e ancora Sant’Elmo e via Iannelli”.

Lo stesso giornale riportò che una indagine geologica ordinata dal Comune agli inizi degli anni Novanta costò 15 miliardi di lire, “ma è rimasta inutilizzata per mancanza di un’adeguata interpretazione dei dati”. Soldi buttati, mentre ci si lamenta di finanziamenti insufficienti.

In questi ultimi anni, hanno avuto responsabilità di vertice per il problema del sottosuolo:

Antonio Bassolino, nominato Commissario straordinario nel 1997 (dopo la tragedia di Secondigliano) dal ministro dell’interno Giorgio Napolitano per un’indagine approfondita del sottosuolo (10 miliardi di lire di finanziamento) e per gli interventi più urgenti di consolidamento (25 miliardi);

Dino Di Palma, attuale presidente della Provincia, vice commissario al sottosuolo;

Franco Barberi, illustre geologo e studioso, nominato nel 1990 dalle Nazioni unite nel Comitato scientifico e tecnico per il Decennio internazionale per la riduzione dei disastri naturali: chiamato da Bassolino nel settembre 2001 a occuparsi delle fogne e del sottosuolo di Napoli e a organizzare la Protezione civile regionale;

Generoso Schiavone, dirigente del Servizio fognature del Comune che, dopo la voragine di Montesanto (2003), dichiarò: “E’ venuto il momento di far partire un sistema integrato per la gestione di acqua, fogne e censimento delle cavità che consentirebbe di mettere insieme le tre mappature informatizzate”. Denunciò: “Il Servizio fognature del Comune può contare su 818 dipendenti di cui 538 addetti all’ispezione della rete fognaria, ma in realtà sono 350 escludendo gli anziani e quelli inabili al servizio, più 180 addetti agli impianti di sollevamento”;

Andrea Perrella, capoufficio emergenze del Comune;

Goffredo Lombardi, responsabile del Dipartimento difesa del sottosuolo del Comune;

Vincenzo Di Martino, funzionario del Dipartimento fognature del Comune;

Ferdinando Di Mezza, assessore comunale per la difesa del sottosuolo, che ha dichiarato quest’anno: “Abbiamo completato il catasto della rete fognaria. Monitoriamo continuamente la rete. Bisogna concentrare gli interventi sui tratti a rischio dopo le forti piogge che fanno andare in pressione la rete”;

Vincenzo Mossetti, segretario generale del Comune e Commissario al sottosuolo, che ha detto nel gennaio di quest’anno: “Le fogne sono tutte da rifare”.

Nessuno nega che il problema del sottosuolo napoletano è complesso e richiede un massiccio intervento dello Stato, proponendolo come un’emergenza nazionale, ma le denunce, l’impegno e le dichiarazioni dei politici cittadini sorvolano sul problema, non ne hanno mai fatto una questione prioritaria, intervengono occasionalmente, forse perché schiacciati da un problema troppo grande, però vitale per Napoli, che li conduce a una resa morbida, a un’attenzione passeggera e a interventi minori nei limiti delle disponibilità finanziarie di Comune e Regione.

Ma c’è anche molta confusione. Cinque assessorati comunali su 14, e relative commissioni, nel quadro mai stabile della giunta di Palazzo San Giacomo, si interessavano al sottosuolo: Ambiente, Edilizia, Normalità, Risorse strategiche, Vivibilità.

Nella prima giunta Iervolino, c’era lo specifico assessorato Protezione civile e difesa del sottosuolo, retto da Ferdinando Di Mezza. Nell’attuale giunta, l’assessorato è passato a Giorgio Nugnes e non si capisce questo passaggio di consegne dopo che Di Mezza aveva acquisito esperienza nel settore operando anche bene.

In ogni caso, l’Ufficio sottosuolo di via Costantinopoli si è trasferito in piazza Dante con più decoro e un’attività significativa tra cui l’informatizzazione delle fogne e delle cavità conosciute che sarebbero un terzo di quelle reali.

(continua)

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25/9/2006
  
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