Cronaca
La guerra dei rifiuti
Quinta puntata
di Stefano Federici
Ad Antonio Bassolino succedono, come commissari governativi all’ infinita emergenza rifiuti : Corrado Catenacci (febbraio 2004 – ottobre 2006); Guido Bertolaso (ottobre 2006 – luglio 2007); Alessandro Pansa (luglio 2007 – gennaio 2008); Umberto Cimmino (per soli 10 giorni nel gennaio 2008 come gestore); Goffredo Sottile (gennaio 2008 – dicembre 2009 come liquidatore); Gianni De Gennaro (gennaio 2008 – maggio 2008 come commissario delegato); di nuovo Guido Bertolaso (maggio 2008 – 17 dicembre 2009…fine emergenza rifiuti !).

Nello stesso lasso di tempo partono e vengono concluse una serie di indagini che confermano, nei fatti: l’assoluta mancata gestione sia del ciclo dei rifiuti sia del controllo del territorio da parte di tutte le istituzioni interessate; il perdurare dello smaltimento, nelle regioni del Sud, in particolare Campania e Calabria, dei rifiuti tossici delle aziende del nord; il  rafforzamento del controllo della camorra su uno dei business più redditizi delle sue illegali attività; la presenza di associazioni criminali dei cosiddetti “colletti bianchi”, persone staccate dalla camorra, che massimizzano i loro guadagni avvelenando tutto e tutti; la collusione e corruzione di parti dello Stato e delle Amministrazioni Pubbliche che avevano le responsabilità dirette delle verifiche e dei necessari controlli; la  ciclica invasione delle strade di Napoli di spazzatura.

Il 9 giugno 2004 scatta l’operazione “Terra Mia” che porta all’arresto di 16 persone e alla denuncia di altre 18 con l’accusa di aver creato un’organizzazione che smaltiva illegalmente rifiuti delle lavorazioni dei metalli generando un inquinamento tale da far ipotizzare, per la prima volta, il reato di disastro ambientale.

Il PM di Nola, Federico Bisceglia sottolinea l’assoluta estraneità ai fatti emersi dalle indagini della camorra, dichiarando che : “si tratta di imprenditori che operano semplicemente in questi termini di illegalità… che considerano questo modo di fare perfettamente normale…”

All’illegale traffico di rifiuti, continuamente proveniente dalle imprese del centro nord, si affianca la mancata attuazione dei decreti di bonifica dei territori, che continuano ad essere terreni di pascolo e di colture di alimenti… poi distribuiti sulle nostre tavole !

Le aree contaminate, poste sotto sequestro, dovrebbero essere bonificate dagli enti locali, come previsto dal decreto legge Ronchi… ma le bonifiche non vengono mai effettuate, le stesse recinzioni apposte per impedirne l’accesso sono troppo deboli e mancano del tutto i dovuti controlli.

Su questi punti appaiono particolarmente interessanti le dichiarazioni del presidente di Legambiente di Frignano, Stefano Tonziello, rese alla Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti, il 16/6/2004 : “… io posso testimoniare in qualità di testimone oculare, poiché abito in quella zona, … i greggi hanno continuato pascolare ed il foraggio ad essere tagliato e mandato nelle varie fattorie, come se nulla fosse avvenuto.

Le ordinanze sono state affisse su un muro, ma nessuno è stato in grado di farle rispettare. Per quanto riguarda l'altra questione, posso dire che nel casertano, nella sola zona dell'aversano sono stati sono stati costruiti negli ultimi tre anni quattro impianti di compostaggio.

Come tutti sanno, nell'impianto di compostaggio la parte umida dovrebbe consentire di ottenere un compost di qualità o un fos di scarsa qualità da mandare in discarica. Bene, i tre maggiori impianti (situati rispettivamente a Trentola Ducenta, a San Tammaro e a Castelvolturno, mentre l'unico in funzione è il più piccolo dei quattro) non prendono un chilogrammo di tutto il rifiuto umido della nostra zona, tanto è vero che non si sa dove andarlo a smaltire, in quanto sono già in esubero per l'umido che arriva dal centro-nord. I proprietari delle imprese sono anche stati messi sotto inchiesta, ma non mi sembra che, nonostante i sequestri, seguiti poi da dissequestri, vi sia stata una vera indagine su cosa venga compostato in questi impianti. Certo non è compito nostro, ma pensiamo che essendoci quattro impianti di compostaggio, se ne potrebbe abbondantemente usufruire per il nostro territorio, mentre non sappiamo dove mandare i rifiuti solidi urbani, parte umida, che da questo provengono.”

La successiva operazione, Madre Terra 2, parte l’8 maggio 2005 e porta all’arresto di 5 imprenditori soci della “R.F.G. Srl Impianto di Compostaggio” di Trentola Ducenta (CE).

Disastro ambientale e associazione per delinquere per traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi sono i reati che vengono contestati. Dal 2002 sarebbero state smaltite circa 40.000 tonnellate con un giro d’affari di oltre tre milioni di euro.

Le ordinanze di diffida per la bonifica dei territori inquinati da parte dei comuni maggiormente colpiti cadono nel vuoto…e agli stessi comuni mancano i fondi per sostituirsi a chi, per legge, dovrebbe eseguirla.

Nell’operazione “Dry Cleaner”, che inizia l’11 maggio del 2005, è impegnato il Nucleo Tutela Ambientale dei Carabinieri, coordinato dal procuratore della Repubblica Ruggero Pilla. Vengono  eseguite 23 ordinanze di custodia cautelare per accuse che ricalcano, in toto, quelle della quasi contemporanea operazione Madre Terra 2.

50.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, provenienti dalla Campania stessa e dalla provincia di Foggia, sono state smaltite illegalmente nelle campagne del beneventano, Pesco Sannita, Altavilla Irpina, Bonito nell’Avellinese e in corsi d’acqua superficiali. Alcuni rifiuti provenivano dalle raccolte differenziate di alcuni ignari comuni, vanificandone così anche gli sforzi.

Anche questa operazione porta alla luce l’esistenza di organizzazioni completamente staccate dalla camorra, associazioni di “colletti bianchi” che in spregio alle leggi e per il loro solo diretto guadagno, avvelenano territorio e persone.Un’altra indagine, partita nel 2006, svela lo smaltimento illecito dei rifiuti delle aziende del nord con la complicità di ditte campane.

La ditta di gestione di smaltimento rifiuti di  Giovanni e Cuono Pellini, imprenditori acerrani, viene sequestrata dalla procura di Napoli (sequestro effettuato dai Carabinieri del Noe) e messi i sigilli ai beni del Gruppo, pari a circa due milioni e mezzo di euro. Associazione per delinquere, disastro ambientale, traffico illecito organizzato di rifiuti, falso in atti pubblici ed emissione e utilizzazione di fatturazioni per operazioni inesistenti sono le accuse.

Si scopre che con il sistema del “giro di bolla”, già spiegato nelle precedenti puntate, ditte del nord Italia come la ENICHEM di Priolo, DECOINDUSTRIA di Cascina, provincia di Pisa, NUOVA ESA di Marcon, e SERVIZI COSTIERI di Marghera, entrambe in provincia di Venezia, con l’intermediazione dei Pellini (e di altre società coinvolte nell’inchiesta) smaltivano i loro rifiuti speciali, senza alcun trattamento, nei siti della Pozzolana Flegrea e della Igemar, cioè a Bacoli, Giugliano e Qualiano.

Queste attività, peraltro, sono continuate anche dopo l’inizio dell’inchiesta, ed hanno portato sul territorio campano i residui più pericolosi della produzione industriale, contenenti oli minerali, amianto, oli esausti, acque reflue, tutti dannosissimi per la salute.

L’attività illecita veniva favorita da una serie di “amicizie” che i Carabinieri portano alla luce:

- PELLINI Salvatore (risultato gestore di fatto di tutte le attività del gruppo imprenditoriale PELLINI) è un Maresciallo dei Carabinieri;

- che il Comandante della Stazione CC di Acerra (CURCIO Giuseppe) è risultato essere tanto in stretto contatto con gli imprenditori PELLINI da arrivare a falsificare un verbale di interrogatorio nell’ambito di un procedimento penale, pur di scongiurare la possibilità che i predetti subissero le conseguenze del loro illecito operare;

- che si è riscontrato che l’impianto di compostaggio sito in Acerra e gestito dai fratelli PELLINI in occasione del controllo delle FF.OO. del 28 marzo 2003 era risultato essere assolutamente carente ed assolutamente inidoneo sotto il profilo tecnico per la produzione di compost (come evidenziato dai CTU e dai successivi controlli della stessa ARPAC) ed era stato oggetto di verifica favorevole da parte dei tecnici dell’ARPAC che avevano visitato il sito appena dieci giorni prima. Al momento del controllo effettuato dall’A.G. per la produzione del “compost” (ovvero materiale per la concimazione dei terreni) erano utilizzati rifiuti contenenti diossina (che, pertanto, sarebbero stati utilizzati per lo spandimento sui terreni in agricoltura);

- che le autorizzazioni degli impianti del gruppo PELLINI sono risultate essere fondate su atti e certificazioni tecniche ed amministrative false formate e rilasciate da compiacenti funzionari della P.A.

Le indagini di questi anni, quindi, fanno emergere con chiarezza le diffuse responsabilità e l’inadeguatezza dello Stato e dello stesso Commissariato di Governo a risolvere quello che camorra, collusioni, corruzioni e illegalità diffuse stavano facendo al nostro territorio.

Un solo fatto appare certo, alla luce dei fatti,  la creazione del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti servì solo a creare una struttura clientelare e non certo ad affrontare quanto stava accadendo…e la guerra continua….

17/12/2010
  
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