Cronaca
Un morso alla Grande Mela
8 - A piedi nudi nel parco
di Angela Vitaliano
Non c’e’ nulla di meglio, di domenica, a New York, quando il sole decide di rendere tutto piu’ luminoso, riuscendo persino nell’incredibile miracolo di “rallentare” il ritmo di una citta’ stile Ferrari, che andarsene al parco e mettersi a piedi nudi. Il primo che viene in mente, ovviamente, e’ Central Park, con la sua incredibile varieta’ di aiuole, spazi per giocare, laghetti e percorsi seminascosti dove e’ possibile, con un po’ di fortuna, avvistare specie rare di uccelli.

Il polmone verde della citta’, durante il weekend, poi, e’ un vero e proprio teatro a cielo aperto, dove si esibiscono cantanti, musicisti, clown, pattinatori e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. E fan dei Beatles che si danno appuntamento a Strawberry Fields per suonare e cantare le canzoni dei quattro di Liverpool che qui avranno per sempre un posto speciale, come testimoniano le rose rosse che qualcuno, instancabilmente, continua a portare e a deporre sulla lapide con la scritta “Imagine”. In citta’, pero’, di parchi ce ne sono tanti e tutti, meravigliosamente, si affollano di persone in cerca di un po’ di relax: da Washington Square a Riverside fino al Carl Schultz Park, passando per Union Square, ovviamente. In estate ci si mette in costume, in inverno si gioca con la neve e gli slittini; comunque, il parco resta per i newyorchesi una sorta di coperta di Linus, un luogo irrinunciabile per riprendere fiato. E per incontrare gli amici, tutti seduti intorno a un picnic improvvisato con formaggio, crackers, olive e biscotti. C’e’ chi porta le coperte per sedersi, chi la tovaglia, chi piatti e bicchieri, chi, naturalmente, il pallone, magari quello da rugby, o palla e guantone da baseball: siamo in America dopo tutto.
    
Un’altra particolarita’ dei picnic newyorchesi e’ l’incredibile varieta’ di razze che si possono trovare freneticamente occupate a spizzicare l’ultimo pezzetto di brie. Nel mio picnic domenicale, organizzato per il compleanno di un’amica, c’erano, oltre a un paio di americani doc, australiani, una greca, giapponesi, una svedese e ciascuno aveva genitori o nonni italiani o europei o qualcos’altro. Insomma, un miscuglio di culture, identita’, lingue, accenti, colori e sorrisi che mi ha ricordato ancora una volta perche’ amo tanto questa citta’. Diversi eppure “uguali” nello stupore, quando, con faccia seria e per nulla “sensibile” al nostro essere gentili e amichevoli, un poliziotto si e’ avvicinato per chiedere cosa stessimo bevendo. Abbiamo scoperto cosi’ che la regola che vieta “l’esibizione dell’alcol” (le bottiglie di vino o liquore vanno SEMPRE portate in busta o sacchetto – proprio come si vede nei film) si estende ovviamente (ora e’ ovvio ma non prima!!!) a un luogo pubblico quale il parco dove e’ SEVERAMENTE vietato consumare alcolici di qualsiasi tipo.
     
La presenza di due splendide future mamme (oltre al nostro essere assolutamente sobri) ha convinto il solerte poliziotto ad allontanarsi non senza averci chiesto, anzi ordinato, di riporre una bottiglia di vino (chiusa) in una borsa, cosi’ che non si vedesse. Nessun problema, la persona che l’aveva ricevuta in regalo per il  compleanno, non aveva nessuna intenzione di dividerla con noi.

14/9/2009
  
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