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204 nazioni presenti a Pechino
di Mimmo Carratelli
Sono 204 le nazioni partecipanti alla 29^ Olimpiade in scena a Pechino. Il Sultanato del Brunei è stato escluso per una complicazione burocratica nella pratica di ammissione ai Giochi.

La sfilata delle squadre si è aperta, come è nella tradizione, con la Grecia. Due annotazioni immediate. C’è l’Iraq, riammesso dal Comitato olimpico internazionale dopo la squalifica per le ingerenze del governo iracheno nello sport. Le due Coree sfilano separatamente: nel 2004 ad Atene si presentarono unite.

La sfilata olimpica è sempre uno spettacolo avvincente. In Cina non esiste l’alfabeto, ma si usano caratteri che in combinazione formano le parole. Così l’ordine di ingresso delle nazioni alle Olimpiadi di Pechino non è stato il solito, regolato diversamente dalle linee cinesi che formano il primo carattere del nome della nazione. Dopo la Grecia è toccato alla Guinea, quindi alla Guinea Bissau, alla Turchia e via di seguito.

Prima nota d’allegria la rappresentanza delle Maldive. In giallo e oro gli atleti della Malaysia. Con lunghe vesti bianche quelli del Mali. Con una ghirlanda al petto i rappresentanti delle Isole Marshall. In giallo e nero quelli dell’Ecuador.

Uno spettacolo di colori, eleganza e abiti caratteristici. Portabandiera della Giamaica la velocista Veronica Campbell. Tutti hanno cercato il volto di Usain Bolt che si nutre di patate e banane per essere l’uomo più veloce del mondo. All’ingresso di Israele, la tv ha inquadrato in tribuna il primo ministro Shimon Peres.

Fredda accoglienza allo squadrone giapponese, in giacca scura e pantaloni gialli, e molte bandierine nazionali sventolate. Il Giappone è il nemico storico della Cina. Sono recenti altri contrasti per delle isole contese dai due governi.

Boato d’entusiasmo dello stadio per i “cugini” di Taipei dopo il recente disgelo. Taipei non ha sfilato con la bandiera nazionale, ma issando quella olimpica.

Ventaglietti vezzosi hanno sventolato gli atleti di Hong Kong, tutti in bianco. S’è visto Bubka nella rappresentativa dell’Ucraina. I dodici atleti dell’Uruguay hanno percorso la pista ballando. Orribili le cravatte dei rappresentanti dell’Uzbekistan.

In verde e con cappellini bianchi il Brasile (Ronaldinho, impegnato nel torno di calcio, non s’è visto). A braccia alzate ha sfilato la Palestina. In beige lo squadrone cubano col fenomenale Robles che sui 110 ostacoli ha strappato il titolo mondiale al cinese Liu Xiang, oggi reduce da un infortunio a un piede.

Copricapo con fili di paglia per i simpatici atleti del Burundi. Freddezza del pubblico anche all’apparizione dell’India, rivale economico e politico della Cina. In tribuna, Sonia Gandhi. Più donne che uomini nella rappresentativa della Nigeria. Nessuna donna nella squadra del Liechtenstein (“Non abbiamo atlete”) e in quella dell’Arabia Saudita che alle donne proibisce lo sport e altre cose.

Uomini in giacca rossa e donne in giacca gialla nella squadra spagnola con Rafa Nadal, la nuova “stella” del tennis. Portabandiera dell’Iran la diciannovenne Homa Hosseini, campionessa di canottaggio. Una sorpresa. Il gigante del basket Manu Ginobili alla testa dell’Argentina.

Hanno sfilato molto sostenuti gli atleti di Aruba, piccola isola caraibica. Alle Olimpiadi si riscopre la geografia del mondo. Ecco la squadra di Palau, due uomini e due donne, uno Stato sperduto nel Pacifico, 7 isole principali, 20 isolotti e scogli, 19mila abitanti. E quella di Tuvalu, all’esordio olimpico, isola dell’Oceania, nove atolli corallini e undicimila abitanti.

Sarkozy senza Carla ha salutato l’ingresso della Francia. La Gran Bretagna presenta a questi Giochi 549 atleti. Nella sfilata, il sorridente Tom Daley, un ragazzino di 14 anni, esperto nei tuffi, il più giovane atleta a Pechino.

Molto elegante la rappresentativa russa (463 atleti): donne in giacche rosse e uomini in blu che hanno sventolato a lungo i panama. Nella formazione, la fantastica Melena Isinbayeva che ha scalato il cielo con l’asta (5,04 metri).

Tiepida accoglienza agli Stati Uniti attesi al grande duello sportivo con la Cina. Portabandiera “a dispetto” Lopez Lomong, 23 anni, ex profugo del Sudan, facente parte del “Team Darfur”, impegnato nella difesa di una popolazione sterminata proprio dai sudanesi di cui la Cina è notoriamente grande alleato. Un elegante “sgarbo” americano ai cinesi. Nella rappresentativa statunitense fior di assi: Kobe Bryant del “Dream Team”, lo squadrone del basket; l’uomo-pesce Michael Phelps; le sorelle Williams del tennis; i velocisti attesi alla sfida dai giamaicani.

Portabandiera dalla Svizzera il tennista Roger Federer, il monello di Basilea, che ha sfilato nel giorno del suo ventisettesimo compleanno.

Bella l’Italia in pantaloni bianchi e giacche color argento. Continuamente sorridente il portabandiera Antonio Rossi che ha sventolato a lungo il tricolore. Germania elegantissima: giacche rosa-corallo le donne, giacche scure gli uomini. Portabandiera il cestista Dirk Nowitski con un look appropriato: si è fatto tagliare i capelli a forma dei cinque cerchi olimpici.

L’entusiasmo si è scatenato all’ingresso della Cina, portabandiera il cestista Yao Ming (2,29) il più alto atleta di questi Giochi, “stella” della Nba americana. La Cina è rientrata nel movimento olimpico dal 1979 dopo la rivoluzione culturale maoista. In Cina ci sono tremila scuole di sport. Il presidente Hu Jintao ha espresso un singolare desiderio: “Il mio sogno sarebbe quello di vincere il titolo olimpico nel ping pong”. Ma non ha più l’età. Giovane invece la squadra cinese (24,4 anni l’età media).

Gli atleti cinesi si sono scatenati sulla pista e davanti alle telecamere. Gonna bianca e giacca gialla per le donne, pantaloni bianchi, giacca rossa e camicie gialle per gli uomini. I colori fondamentali della repubblica popolare.
8/8/2008
  
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