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Pechino, missili contro le nuvole
di Mimmo Carratelli
Contro le nuvole che minacciano di scaricare una pioggia intensa proprio durante la cerimonia inaugurale dei Giochi i cinesi sanno come regolarsi per evitare un tale sgarbo del cielo. Domani, venerdì, giorno della grande apertura olimpica a Pechino, bombarderanno le nuvole.

L’apposito ufficio cinese “per le modificazioni del tempo”, unico nel mondo, ha predisposto un lancio di missili e granate contro le nuvole guastafeste. In netto anticipo sulla cerimonia inaugurale, gli ordigni contenenti ioduro di argento centreranno le nuvole liberandone anzitempo l’acqua maleducata.

Poi, alle otto di sera, nel cielo di Pechino brilleranno le stelle, come assicura l’onorevole Zhang Qiang, responsabile dell’ufficio che cambia il tempo, sempre che lo smog ne consentirà la visione (la Cina genera 6,2 miliardi di tonnellate di gas da effetto serra, più degli Stati Uniti). Fermate da tempo tutte le fabbriche della capitale, bloccata la circolazione dei quattro milioni di veicoli privati, tutto è stato fatto per allontanare dai Giochi la caligine pechinese ormai famosa nel mondo.

Centomila poliziotti, 33mila addetti al traffico, 150mila volontari, trecentomila telecamere di controllo metteranno ordine ai Giochi sin dal primo giorno. Settantasei linee di autobus convergeranno verso lo stadio olimpico, l’ormai notissimo “nido di rondine”, uno spettacolare intreccio di 37 chilometri di tubi di acciaio progettato dagli architetti svizzeri Pierre de Meuron e Jacques Herzog per un costo di 350 milioni di euro e realizzato in quattro anni e mezzo.

Le cifre non devono meravigliare. Pechino, 12 milioni di abitanti, è estesa quanto la Campania. Cinque grandi strade circolari, concentriche, di scorrimento, autentiche tangenziali urbane, ne ornano, ne percorrono e ne disimpegnano lo straordinario reticolo dei quartieri, molti dei quali, negli ultimi quindici anni, hanno cambiato radicalmente volto con grattacieli svettanti, sopraelevate, palazzi newyorchesi, strade del lusso occidentale, uffici e negozi sfavillanti.

E’ la Pechino del ventunesimo secolo che si svelerà a quattro miliardi di telespettatori nel mondo (230 milioni di televisori in Cina) attraverso le telecamere che ne rimanderanno l’immagine da un capo all’altro del pianeta. Nonostante la meraviglia degli impianti sportivi, i pechinesi sostengono che il vero simbolo delle Olimpiadi sono Le Torri Pendenti sede della televisione, due edifici di 230 metri che pendono l’uno verso l’altro come se volessero abbracciarsi.

La cerimonia inaugurale, la cui massima segretezza è stata violata con un filmato di un minuto e mezzo dalla Sbs tv, una bieca televisione sudcoreana infiltratasi nel giorno della prova generale, è destinata a cancellare il ricordo delle più splendide inaugurazioni olimpiche sotto la regia di Zhang Yimou che ha promesso meraviglie.

Se gli spettatori saranno 91mila, includendovi George Bush, il principe Felipe di Spagna, l’immancabile Vladimir Putin, l’esuberante Nicolas Sarkozy, Bil Gates e altre ventimila persone di riguardo, sul terreno dello stadio si muoveranno settantamila figuranti, ballerini, acrobati, cantanti, inservienti, dame e cavalieri per lo straordinario spettacolo che precederà l’ingresso in campo dei 10.700 atleti delle 205 nazioni partecipanti protesi alla conquista delle ormai leggendarie medaglie di giada: la pietra più rappresentativa della Cina incastonata nei tradizionali metalli, oro, argento e bronzo.

Poiché il nuoto sarà la prima delle discipline-regine ad aprire i Giochi (dal 9 al 17 agosto, mentre l’atletica esordirà il 15), un’altra meraviglia, fra i 37 impianti olimpici, affascinerà gli spettatori. E’ il Cubo d’Acqua, l’impianto del nuoto, con le pareti composte da tremila bolle blu, grandi (diametro nove metri) e piccole (un metro), in materiale sintetico.

Insomma un autentico kolossal in cui la municipalità di Pechino ha investito 43 miliardi di euro per gli impianti, nuove strade e nuove linee della metropolitane (201 chilometri complessivi) e un formidabile maquillage della città abbattendo 60mila vecchie case. Ci sono scappate un po’ di tangenti e il vicesindaco di Pechino Liu Zhihua è finito in carcere.

Il vecchio e il nuovo si guardano da lontano: il Beijing International Aeroport, il più grande del mondo (60 milioni di passeggeri l’anno, mille voli giornalieri), col tetto a schiena di drago, e la Città Proibita, il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing composto da ottocento edifici. Il vecchio della Cina si batte molto bene. Basta pensare ai 5.700 chilometri della Grande Muraglia, che ha duemila anni di vita, ma bisogna andare a vederla nel nord del Paese, e al Tempio del Cielo, nella parte sud di Pechino, un complesso di edifici taoisti del 1420.

Via alla festa che il calcio ha anticipato con le prime partite. Pechino ha meritato questa Olimpiade. Nel 2000 cedette per soli due voti a Sydney. I due voti risultarono comprati a favore della sede australiana. L’Italia, già allora, voto a favore di Pechino. Via alla festa dei cinesi sorridenti (uno su ogni cinque abitanti della terra è cinese) che hanno dato all’Olimpiade questo motto, “Insieme nel mondo, insieme in un sogno”, e prodotto cinque mascotte con i colori dei cinque anelli olimpici, cinque bamboline della fortuna: Baibei che rappresenta i pesci e l’acqua, Jingjing l’orsacchiotto panda simbolo della felicità, Huanhuan con i capelli fiammeggianti che simboleggiano la fiamma olimpica, Yingying agile e veloce, Nini rondine dalle ali d’oro.

Tutto questo avviene trentasette anni dopo la caduta della “cortina di bambù”. Stati Uniti e Cina erano nemici su tutto. La Corea, il Vietnam , Taiwan all’epoca della Guerra Fredda aumentarono i contrasti fra i due Paesi. Nessuna relazione diplomatica e dal 1949 nessun cittadino americano aveva più messo piede in Cina. Furono quindici giocatori americani di ping pong a rompere il ghiaccio, ospiti per sette giorni dei dirigenti cinesi di quello sport che li invitarono dopo averli incontrati ai Mondiali in Giappone. Aprile 1971. Scrisse il Los Angeles Times: “Mai nella storia uno sport è stato usato in modo così efficace come strumento di diplomazia internazionale”. Una pallina e il mondo cominciò a cambiare. L’isolamento della Cina cominciò a cedere. Un anno dopo, Nixon volò a Pechino per incontrare Mao.

7/8/2008
  
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