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Attualita'
La mappa del sottosuolo
di Mimmo Carratelli
Napoli, la città dei fori imperiali - Undicesima puntata - L’annuncio della sua realizzazione nel 2004, il primato di Napoli e l’impegno di verifiche periodiche alla rete fognaria. Il risanamento di un tratto del collettore medio. Le cartografia di Guido Martone sparita. Le video-ispezioni del 2001 e la popolarità di “Gennarino” tre anni dopo. Qualcosa si fa, ma un intervento globale per le fogne napoletane è lontano dalle preoccupazioni degli amministratori. Mancano i soldi. E l’emergenza continua.

A metà gennaio del 2004, il sindaco Iervolino annunciò: “Il sottosuolo di Napoli presenta sempre sorprese e la rete fognaria ha molti problemi. Ma ora siamo l’unica città d’Italia dotata di una mappa completa con la quale sarà possibile prevenire l’emergenza”. E l’assessore alla Difesa del suolo, Ferdinando Di Mezza, aggiunse: “Nel catasto della rete fognaria sono stati già evidenziati tutti i punti critici del sistema. D’ora in poi, procederemo inoltre a verifiche periodiche”. Il subcommissario al sottosuolo Dino Di Palma concluse: “Il risanamento del collettore medio è già iniziato”. Furono predisposti due lotti di lavoro di riqualificazione dell’impianto che da piazza Mancini, passando per piazza Trieste e Trento, giunge a Piedigrotta con un percorso di 5,700 chilometri. Le opere previste nel tratto compreso fra piazza Trieste e Trento e Piedigrotta furono: pulizia, espurgo e rifacimento di parte degli intonaci ove necessario, riparazione di vari tipi di lesioni, ricostruzione di piccole parti di muratura e ricostruzione di altre parti.

Quale fu la novità dell’epoca? Fu una novità divertente, sorprendente e tecnologica. Un robot soprannominato “Gennarino” aveva ispezionato le fogne napoletane. Non tutta la rete, ma 275 chilometri dei 1.070 totali. Il resto fu monitorato dal personale della Protezione civile. Dunque, avevamo finalmente una mappa fognaria.

La notizia incoraggiante sollevò qualche perplessità.

Che fine avevano fatto le mappe delle fognature consegnate da Guido Martone quando lasciò il Servizio Fognature nel 1977? L’uomo, che aveva risolto la Lava dei Vergini e la “cloaca massima” sottostante via Roma, aveva realizzato le carte di una rete studiata di persona, carte dettagliate con i percorsi e le altimetrie. Un lavoro notevole e una documentazione essenziale. Buttati via, fatti sparire, ignorati, dimenticati. Con la sovrapposizione di nuove indagini e ulteriori spese.

Di fronte ai grandi annunci del 2004, ci si chiese anche che cosa ne era stato della indagine del sottosuolo condotta tre anni prima, nel 2001, da un qualificato gruppo di tecnici, anche attraverso video-ispezioni. Il “lavoro” di “Gennarino”, che aveva avuto “antenati” meno pubblicizzati, completò quella indagine o andò per conto suo? La verifica del 2001 era stata dimenticata, buttata nel cestino come le mappe di Martone?

I dubbi sulla confusione, sulla sovrapposizione e sulle indagini separate sono legittimi confermando la denuncia ricorrente degli esperti secondo i quali, per il sottosuolo, un piano organico di intervento non c’è, mentre occorrerebbe un vero e proprio Piano regolatore delle fogne.

Nel 2001 l’ordinanza numero 3158 del 12 novembre autorizzò il sindaco “ad effettuare le necessarie verifiche in rete attraverso video-ispezioni lungo tutta la rete fognaria della città, nonché ad instaurare contratti a tempo determinato nel limite massimo di cinque unità all’esclusivo fine di potersi avvalere di un ingegnere idraulico e quattro geometri dotati di specifica professionalità in relazione alle attività di verifica e informatizzazione da svolgere”.

Come si nota, si tratta sempre di interventi provvisori e occasionali e di squadre provvisorie di tecnici il cui lavoro finisce poi nei cassetti del dimenticatoio comunale. Comunque, l’ingegnere Serena Riccio e i geometri Luigi Imparato, Carlo Scognamiglio, Carmine Luca Scognamiglio e Luigi Camerlingo fecero il loro lavoro teso “alla caratterizzazione della rete fognaria principale e secondaria al fine di pianificare gli interventi di manutenzione, ridurre il rischio di insufficienza, o conoscere i manufatti della rete compromessi, sia per la risoluzione di specifiche problematiche, sia per la redazione di progetti preliminari, definitivi ed esecutivi.”

Il gruppo tecnico doveva documentare l’assetto della rete fognaria verificandone il funzionamento, i dissesti e gli interventi operati nel tempo. A conferma della confusione del settore, il gruppo denunciò la penuria di documenti relativi alle infrastrutture realizzate a partire dagli anni Ottanta.

In ogni caso, sulla scorta di uno studio dell’ingegnere Varriale raccolto nel volume “La Fognatura di Napoli”, datato 1901, il sistema fognario fu diviso in tre zone: quella centrale, progettata nel 1888, e quella che, in fase di espansione della città, è venuta a gravare sui collettori di quell’epoca; e le zone orientale e occidentale fognate nei periodi successivi, a seguito della espansione urbana, per lo più procedendo al tombamento dei vecchi alvei.

L’indagine fornì questi dati. Zona centrale di Napoli: 55 collettori, 414 fogne primarie, 832 fogne secondarie, 18 scaricatori per 430 chilometri di rete. Zona orientale: 33 collettori, 152 fogne primarie, 326 fogne secondarie per 316 chilometri di rete. Zona occidentale: 24 collettori, 81 fogne primarie, 423 fogne secondarie per 323 chilometri di rete.

Un ennesimo catasto fognario. A conclusione dei lavori, il gruppo dell’ingegnere Serena Riccio sottolineò i vizi napoletani del problema fognario: l’emergenza continua in cui agisce il Servizio fognature, gli interventi tampone in situazioni di crisi in atto senza la soluzione definitiva delle disfunzioni che richiederebbe “opere la cui realizzazione spesso non trova riscontro nei finanziamenti disponibili”, l’assenza di scambio di informazioni tra gli enti interessati per una gestione integrata del ciclo delle acque. Lo studio denunciò che “particolari situazioni fognarie relative ad una zona di Napoli sono note solo a chi opera in quella specifica area e resta di esse solo una memoria storica”.

Ecco spiegato perché l’emergenza continua, la città resta a rischio e non c’è nessuna volontà politica nel mettere mano seriamente al problema. Per giunta, il ritornello è sempre lo stesso: mancano i soldi.

Per avere le idee più chiare è inutile rivolgersi all’Ufficio sottosuolo del Comune. Un professionista che chiedeva la visione dei progetti si è sentito rispondere che l’Ufficio non li aveva. Questo è accaduto quando l’Ufficio era in via Costantinopoli. La stessa richiesta rivolta al sindaco Iervolino e al vicesindaco Papa, allora in carica, non fu mai esaudita. L’Ufficio in questione non aveva neanche i progetti della Metropolitana che avrebbe dovuto avere perché inerenti al sottosuolo. La mancanza fu presto spiegata. Per convenzione si vieta alle imprese che operano nel sottosuolo napoletano di trasmettere i progetti al Comune allo scopo di addossare qualunque responsabilità alle sole imprese in caso di disfunzioni.
6/11/2006
  
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