Cultura
Un capolavoro di Sebastiano Conca
di Achille della Ragione
Il dipinto (fig.1) di cui tratteremo in questo articolo rappresenta Tomiri, vissuta nel sesto secolo a.C., una regina dei Massageti, un popolo iranico stanziato in Asia centrale, ad est del mar Caspio con al suo fianco la testa dellimperatore persiano Ciro il grande, che invase il suo paese per cercare di conquistarlo, ma fu catturato e decapitato.
Il quadro stato a lungo di propriet di una nobile famiglia di Avellino e da poco passato nella collezione del celebre antiquario Andrea Maggio.

In relazione a questo soggetto, esiste un'altra versione assegnata a Sebastiano Conca, conservata all'Aquila presso la Cassa di Risparmio, della quale esiste una foto nellArchivio fotografico Fondazione Federico Zeri (fig.2). La versione dell'Aquila differisce dal dipinto qui trattato per inscritto all'interno del riquadro ovale e per le pi ridotte dimensioni.

La struttura disegnativa di chiara derivazione classicista, lo schema compositivo svolto secondo la normativa accademica del ritmo centrale, l'elegante finitezza dei particolari pongono questa tela quale testimonianza emblematica della sua produzione di pi elevata qualit.

Sebastiano Conca nacque a Gaeta nel 1680 e mor nella stessa citt nel 1764. Chiamato anche "Il cavaliere" era il maggiore di dieci fratelli. Il pap Erasmo era dedito al commercio e il secondogenito Don Nicol fu arcidiacono della cattedrale di Gaeta.

Sebastiano frequent per oltre 15 anni la scuola napoletana di Francesco Solimena. Dal 1706 si trasfer a Roma col fratello Giovanni dove si affianc a Carlo Maratta e svolse una proficua attivit di affrescatore e di artista di altari fin oltre il 1750.

A contatto con quest'ultimo, il suo stile artistico esuberante si moder parzialmente. A Roma, patrocinato dal cardinale Ottoboni venne presentato a papa Clemente XI che gli assegn l'affresco raffigurante Geremia nella basilica di San Giovanni in Laterano. Per il dipinto fu ricompensato dal papa col titolo di cavaliere e dal cardinale con una croce di diamanti.

Nel 1710 apr una sua accademia, la cosiddetta Accademia del Nudo che attrasse molti allievi da tutta Europa, tra cui Pompeo Batoni, i siciliani Olivio Sozzi e Giuseppe Tresca e Carlo Maratta, e che serv per diffondere il suo stile in tutto il continente. Nel 1729 entr a far parte dell'Accademia di San Luca e ne divenne direttore dal 1729 al '31 e dal 1739 al '41.

Nell'agosto 1731 il pittore fu chiamato a Siena per affrescare l'abside della Chiesa della Santissima Annunziata, per volont testamentaria del rettore del Santa Maria della Scala, Ugolino Bill.

Il lavoro venne terminato nell'aprile del 1732. Con la "Probatica Piscina" (o "Piscina di Siloan"), Conca si guadagn la diffusa ammirazione dei contemporanei.

In particolare, furono apprezzati l'ampio respiro dell'opera e la sapiente composizione, fedele al racconto evangelico e ricca di scrupolosi dettagli.

Fu in seguito tra l'altro al servizio della corte sabauda, e lavor all'oratorio di San Filippo e alla chiesa di Santa Teresa a Torino. Nel 1739 scrisse un libro dal titolo Ammonimenti, contenente precetti morali e artistici e dedicato a tutti i giovani che avessero voluto diventare pittori.

Dopo il suo ritorno a Napoli nel 1752, Conca pass, dalle esperienze classicheggiante, ai canoni, pi grandiosi, del tardo barocco e del rococ e si ispir soprattutto alle opere di Luca Giordano.

Grazie all'aiuto del Vanvitelli, ricevette onori e incarichi da Carlo III di Borbone e dai pi potenti ordini religiosi partenopei. Le sue opere pi impegnative di questi ultimi anni sono andate distrutte, mentre sono rimaste numerose pale per altare di Napoli, tele inviate in Sicilia, i dipinti eseguiti per i benedettini di Aversa (1761) e le Storie di San Francesco da Paola, eseguite tra il 1762 e il 1763 per i Frati Minori del Santuario di Santa Maria di Pozzano a Castellammare.

Con decreto regio fu elevato al rango di nobile nel 1757. Le ragioni del suo clamoroso successo si possono riconoscere nelle sue grandi capacit di mediare le diverse componenti artistiche del secolo: quella scenografica, magniloquente e grandiosa, appresa negli anni col Solimena, e quella pi misuratamente composta del classicismo riformatore del Maratta.

L'abilit del Conca fu dunque di sapersi misurare tanto con la tradizione quanto con le caute novit del momento, dosando e potenziando di volta in volta le diverse e molteplici componenti del linguaggio tardobarocco.

Tra i suoi migliori allievi figura Gaetano Lapis, detto anche il Carraccetto. Una discreta celebrit ebbe anche il nipote di Sebastiano, il romano Tommaso Conca. Sebastiano Conca ha lasciato innumerevoli opere, che si stimano in circa 1200 pezzi.
14/9/2021
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