Recensioni
Il cinema sul pallottoliere 18
di Marco Fiorillo
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A tanta qualità quasi non siamo più abituati, soprattutto quando la troviamo abbinata ad una ricchezza quantitativa importante come in questo caso. Andiamo a conoscere nel dettaglio i protagonisti del weekend.
I PROTAGONISTI
Anticipa le uscite
A ciascuno il suo cinema. Il 60° anniversario del Festival di Cannes fa da spunto a Gil Jacob, fondatore e presidente del Festival, che decide di festeggiare assoldando un composito manipolo di registi, cui viene affidata una pellicola celebrativa dell’arte della celluloide.
Nella schiera di Jacob Lars Von Trier, Roman Polanski, i fratelli Coen, Taneshi Kitano e tanti altri che, riportando nostalgicamente alla memoria grandi momenti del Grande Schermo, ricordano quanta ricchezza si possa trovare in una sala cinematografica.
Un’altra anticipazione, questa volta di giovedì, è
A morte, in cui Marco, studente alla facoltà di Lettere sull’orlo di una crisi di nervi, decide di sequestrare, insieme ad un gruppo di colleghi, un suo docente attivo anche sulle scene politiche.
Dopo la buona prova di La Fontana di Morù, Gianluca Sulis ritorna al buon cinema italiano, di quello che passa ingiustamente e troppo spesso inosservato. La sua è la fotografia di una Italia Nera, quella dei gesti folli e delle speranze scomparse, della politica viva e dei gesti estremi. Il tutto calato in una struttura a flashback dalla sceneggiatura minuziosa e caratterizzata da un’ottima tecnica registica.
Un preludio come questo non poteva che far auspicare il meglio per le uscite regolare del venerdì.
Cominciamo con
Another Earth. Appassionatissima studentessa di astrofisica fresca d’ammissione alla MIT, Rhoda Williams fa della sua passione la propria condanna.
Un pianeta speculare alla Terra sta comparendo nel cielo e, alla guida della sua automobile, Rhoda si fa distrarre ed investe a morte la moglie ed il figlio del compositore John Burroughs. Scontata la propria colpa in prigione, Rhoda sa di dover ancora strofinare per ripulire completamente la proprio sporca coscienza.
Il lavoro di Mike Cahill II, che da solo cura ogni aspetto di Another Earth, ha il vero sapore del prodotto indipendente: non a caso la pellicola si aggiudica un premio speciale della giuria ed il premio Sloan al Sundance Film Festival del 2011.
Dalla gestione delle cineprese alla scrittura dei soggetti, Another Earth si mantiene su ottimi livelli per la quasi totalità del girato, grazie anche alle prove degli interpreti protagonisti. Peccato per il finale fin troppo “emolliente”.
Un gruppo di cinque universitari decide di trascorrere un weekend di relax in
Quella casa nel bosco. Certi della serenità del luogo, dovranno fare i conti con pazzoidi esperimenti scientifici e presenze diaboliche al limite del paranormale.
Quello che dall’inizio poco esaltante sembrerebbe il classico horror adolescenziale di breve respiro, diventa un buon prodotto di genere che mesce sapientemente innovazioni del tema ed una vasta gamma di citazioni, tra cui l’omaggio a La Casa di Raimi è solo il più evidente.
Segue
Margin Call. Eric Dale, capo settore di un’importante banca finanziaria di Wall Street, viene licenziato in tronco ma, prima di lasciar in fretta e furia il suo ufficio, consegna al giovane analista Sullivan una chiavetta con i dati riguardanti l’imminente tracollo dell’istituto.
Riducendo a ventiquattro ore di tempo del racconto quella crisi che, almeno fino a poco tempo fa, attanagliava anche i giganti di Wall Street, J.C. Chandor regala un’ottima prova di cinema d’inchiesta, servendosi sapientemente di un linguaggio semplice, ma non per questo meno brillante e coinvolgente, e di un cast stellare, tra tutti il diabolico Jeremy Irons e Zachary Quinto.
Quando a Fred Jones, scienziato impiegato al Ministero della Pesca e dell’Agricoltura del governo britannico, arriva la stravagante richiesta di un ricco sceicco di introdurre i salmoni nelle acque dello Yemen, il ferreo diniego viene piegato dal fallimento del suo matrimonio e dal dilagante ottimismo dello sceicco.
Il romanzo di Paul Torday Pesca al salmone nello Yemen diventa
Il Pescatore di Sogni, ennesima fiaba romantica di Lasse Hallstrom.
L’incontro dei Mondi, le vicende personali, tutto viene calato in una narrazione speranzosa il cui unico, costretto, approdo è un lieto fine.
La dose action del weekend la assumiamo da
La fredda luce del giorno, che vede protagonista Will Shaw, un giovane affarista di Wall Street che raggiunge la famiglia per qualche giorno di relax.
Durante il soggiorno, però, un gruppo di uomini interessati ad una valigetta rapiscono la madre, il fratello e la fidanzata di Henry: per risolvere l’intrigo il ragazzo dovrà scavare nel passato del padre.
Con questa pellicola di spionaggio dinamico collocata nel Vecchio Continente, El Mechri tenta di rivisitare il genere nella versione “formazione improvvisa del giovane”, facendo un buco nell’acqua: non basta l’esperienza visiva offerta, in luogo della sufficienza banale con cui viene trattato tutto il resto del girato.
Infine, un elogio al grande Roman Polanski,
Roman Polanski: A Film Memoir. Andrew Braunsberg ha l’onore di raccogliere, davanti alle telecamere del documentarista Laurent Bouzereau, le memorie del maestro cineasta, agli arresti domiciliari alla vigilia della consegna di un premio alla carriera a Zurigo.
All’amico di lunga data e produttore, Polanski parla della difficilissima infanzia ebrea: alla deportazione della madre seguì quella inaspettata del padre.
E poi l’ennesima schifosa tragedia nazista, quando la Banda Manson uccise Sharon Tate, sua moglie all’epoca incinta.
È la confessione di chi il dolore lo conosce e non lo indaga per il Grande Schermo, di chi quel dolore lo immortala, invece, sulla celluloide per combatterlo e vincerlo.
LE SORPRESE:
La nomina se l’aggiudica
Mike Cahill II. Ai primi passi mossi dopo la laurea in Economia conseguita nel 2001 seguì la fruttuosa collaborazione con la National Geographic Television and Film, durante la quale Cahill divenne il più giovane produttore, montatore e direttore della fotografia. Prima del grande successo di Another Earth, il suo primo lungometraggio, Boxers and Ballerinas.
I FLOP E I TOP
Le prestazioni più deludenti del finesettimana:
• Terzo posto condiviso dalla coppia Willis-Cavill. Una delle più grandi icone action della storia del Cinema arriva stancamente al passaggio del testimone al giovane, Henry Cavill, cui viene offerta l’ennesima occasione dopo aver perso i ruoli di Batman, Bond e Edward Cullen.
• Al secondo posto Lasse Hallstrom. La brillantezza ed il genio del regista di Chocolate e de Le regole della casa del sidro sembrano essere smarrite ormai da Hachiko.
• Primato negativo a Mabrouk El Mechri. Dopo JCVD del 2008, il regista ritorna al cinema d’azione con La fredda luce del giorno, tentando una piacevole summa di vari prodotti di genere: poche idee ma ben confuse!
Dulcis in fundo, i più bravi della classe:
• Bronzo per Gianluca Sulis. Il professore di Tonara approda al suo secondo lungometraggio, confermando tutto il talento mostrato in La fontana di Morù: se solo la cassa di risonanza fosse la stessa del cinepanettone!
• Secondo gradino del podio per Laurent Bouzereau. Il documentarista francese naturalizzato americano aggiunge l’ennesima ottima prova dopo gli svariati documentari realizzati per Steven Spielberg e quello per American Graffiti di George Lucas.
• Massimo premio per J. C. Chandor. Dopo aver lavorato per quindici anni nel settore pubblicitario, il regista americano si affianca Joss Whedon dei Vendicatori e sfoggia tutto il talento lasciato sopito, affrontando con arguzia e tecnica un tema spinoso e facilmente banalizzabile: duplice, dunque, il riconoscimento.
BOX OFFICE
Rimane in testa alla classifica Dark Shadows, seguito immediatamente da The Avengers, ormai arrivato a 17 milioni d’incasso. Rimane sul podio America Pie- Ancora insieme mentre a metà classifica troviamo tre new entry dalla discutibile riuscita mediatica: Quella casa nel bosco, La fredda luce del giorno e Il Pescatore di Sogni. Amarezza e sconforto dominano la coda della classifica, dove troviamo Margin Call e Chronicle.