Supermario e Supergigino
di Pietro Lignola
(da: Roma del 23/5/2012)
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Io debbo constatare, con sincero rammarico, che sono stato facile profeta, la scorsa settimana, nel paventare il ritorno agli anni di piombo.
La strage (così va definito l’atto inconsulto nel linguaggio tecnico giuridico) di Brindisi, che è costata la vita della studentessa sedicenne Melissa Bassi, è senza dubbio un atto di terrorismo, un assassinio gratuito ed insensato, come tutti gli atti di terrorismo.
Io osservavo la scorsa settimana, a conclusione del mio articolo, che pazzi ed esaltati “ci sono sempre, ma proliferano e passano all’azione quando trovano un favorevole brodo di coltura nell’esasperazione sociale”.
Gli inquirenti, al momento, hanno una sola certezza, peraltro di assai facile acquisizione: si tratta di un atto terroristico; se ne ignora, al momento, la matrice e non si sa neanche se si tratti del gesto di un isolato o di un’organizzazione criminale. Io sarei propenso ad escludere l’attribuzione ad un’organizzazione di stampo mafioso, poiché non sembra ipotizzabile una finalità di lucro o un altro movente utilitario.
Resta, quindi, la sola possibilità di un folle isolato o di un’organizzazione di stampo anarcoide.
Qualcosa di simile, ancorché molto più grave, al sequestro di Bologna o, in alternativa, alla gambizzazione di Genova.
Il terrore, si sa, tende ad assumere la forma di una spirale ascendente. Si tratta, è vero, di un gesto che, per la sua malvagia gratuità, non può riscuotere simpatie o adesioni fra la gente; il malessere sociale, però, aiuta la mente malata di questi criminali all’autogiustificazione.
Tempi cattivi, dunque, per Supermario, che ha perso il consenso iniziale dei cittadini, aiutato in ciò anche dalla pochezza e dalle vicende giudiziarie dei suoi collaboratori.
Non gli giova nemmeno il paragone con Hollande, che l’austerità ha cominciato ad imporla dai vertici.
Oltre al terrorismo, ci si mettono ad impensierirlo anche le catastrofi naturali.
Si è ventilata l’introduzione di una nuova tassa per far fronte all’emergenza del terremoto nel Ferrarese: un indecente ritorno agli usi della prima repubblica, che non gioverebbe alla popolarità degli attuali governanti.
Si rende, quindi, necessario un ricambio nel più breve tempo possibile, ma i risultati delle elezioni amministrative non sono incoraggianti, considerati il crollo del centro destra e la vittoria di Pirro celebrata dall’ingenuo (?) Bersani.
L’unico vincitore sembra essere Grillo, che, tuttavia, non sembra avere un futuro, pur potendo schierare otto milioni di barzellette.
L’unico volto nuovo, in Italia, è quello del nostro amatissimo e promettentissimo sindaco.
Su Facebook, un suo sostenitore lo definisce già espressamente “Presidente del Consiglio”.
De Magistris ha promesso, da diverso tempo, di metter su un nuovo partito che farà scomparire Grillo e Di Pietro e punterà alla maggioranza assoluta.
Dobbiamo credere a lui e in lui. Supergigino ha, rispetto a Di Pietro, l’immenso pregio di avere, a suo tempo, studiato la grammatica italiana: è, quindi, un attendibile uomo di cultura.
Con Grillo, poi, non è nemmeno possibile un paragone: Supergigino è più bello, non ha la barba, ha già una brillante esperienza amministrativa e non dice barzellette o, almeno, non le dice apposta e quando lo fa non se ne accorge.
È vero, indubbiamente, che anche la popolarità di Supergigino è in lieve calo: ha subito, infatti, la contestazione della triplice sindacale, ricompattatasi per criticare duramente “il suo eccessivo protagonismo”.
Noi sappiamo, però, che a cavallo jastemmato ce luce ‘o pilo e, del resto, quando a criticare qualcuno c’è anche la Cgil, vuol dire che la persona criticata merita.
Il mio amico Orazio Abbamonte ha rilevato che Supergigino, fra le autorità criticate dai sindacati, è stato l’unico a prendere cappello, perché ha la coda di paglia (l’espressione è mia, Orazio è sempre più forbito) per le molte promesse non mantenute, e lo ha paragonato a Capitan Fracassa.
Suvvia, diamogli il canzo! Supergigino è sindaco solo da un anno e ha già realizzato l’America Cup e la Ztl. Che volete di più?
Con gli anni vedrete, ove non trasmigri a Roma per impegni più seri e presi più sul serio, che troverà qualche posto dove nascondere la munnèzza e riuscirà perfino a far spilare le saittèlle.
Il paragone con l’eroe di Gauthier, tuttavia, è in qualche modo proponibile.
Supergigino non ha un castello, sia pure scarrupato, come quello di Sicignac, ma è anche lui di buona famiglia; non è un grande spadaccino come Capitan Fracassa, ma nei duelli verbali si arrangia abbastanza bene.
C’è solo da sperare che il destino faccia come l’editore del Capitan Fracassa, che l’autore aveva destinato ad una fine misera ed ingloriosa, e ci imponga il finale lieto, in cui l’eroe non soltanto sposa la sua bella, ma fa quattrini a palate. Un finale ben possibile, se il nostro eroe si dedicherà con successo alla fondazione della Terza Repubblica.