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Cronaca
Gli “Attila” di casa nostra
Il “mercato del lavoro” della cattiva politica in Campania
di Stefano Federici
Come gli Unni, ma non originari delle terre turco-mongole, bensì nostrani, saccheggiano e distruggono, rubano risorse, acquisiscono potere e poltrone… non lasciano neanche l’erba.
 
Questa potrebbe essere la sintesi del quasi ventennio di “dominio” del centro-sinistra nella regione Campania e nella città di Napoli. Dopo la vergogna delle Fondazioni inutili e costosissime, scoperchiate dal nostro giornale, e delle consulenze strapagate e nullafacenti, ora siamo al “secondo livello”, quello intermedio, quello rivestito dalla giunta comunale pluri-rimpastata e perennemente diretta dal fantasma di un sindaco, la signora Iervolino.
 
Si apre un filone investigativo sulle partecipate del Comune di Napoli da parte della sezione della Procura della Repubblica diretta dal pm Francesco Greco. Che le cose fossero “poco chiare”, appariva palese ai più, meno chiaro appariva il silenzio degli organi preposti al controllo e degli inquirenti, sopratutto dopo le denunce della Corte dei Conti e le accuse del dimissionario assessore Realfonzo.
 
Ancora una volta è la tanto vituperata “informazione”, il fatidico “quarto potere”, a riaprire i giochi.
 
Dalle pagine di “Cronache di Napoli”, a firma Ciro Crescentini, riparte una indagine sulle assunzioni effettuate senza concorsi o bandi sugli appalti concessi in spregio, se non alla legge, ad un codice deontologico che chi politicamente guida una città o una Regione è tenuto ad osservare.
 
Non ci interessa, infatti, tanto il profilo giudiziario della vicenda, molto di più ci colpisce il decadimento morale di una classe politica votata solo all’arraffa-arraffa, senza più alcuna remora, né di ordine morale né di ordine politico (anche se le due cose non dovrebbero mai essere separate).
 
Le assunzioni, almeno trecento nelle partecipate comunali ( Napoli Sociale, Arin, Metronapoli, Napoli Servizi, Anm, Napoli Park), effettuate tramite il sistema della “chiamata diretta”  o del “comando”, non rispettano il Codice per la disciplina delle procedure di selezione approvato nel 2007 dal Comune di Napoli.
 
Codice e ulteriori indicazioni violate sistematicamente - denunciava Realfonzo - per rafforzare quel “sistema” clientelare figlio dell’attuale classe politica, intenta ad accaparrare voti e consensi sull’onda del “familismo” sfrenato.
Un sistema che sembra abbia permesso, in mancanza dei requisiti voluti dalla legge, assunzioni di parenti e amici di politici, sindacalisti, vigili urbani e dipendenti comunali.
Metodi nella selezione del personale, ad esempio, che hanno “dimenticato” di controllare requisiti e titoli del personale assunto per l’assistenza scolastica dei disabili. Sono stati acquisiti, da parte della polizia giudiziaria, i fascicoli relativi ai contratti di appalto dei consorzi Gesco e Icaro e perquisiti gli uffici del dirigente politiche sociali comunali Giulietta Chieffo.
 
Inoltre in Napoli Sociale, l’azienda partecipata comunale che si occupa di venire incontro alle esigenze di anziani, persone disabili e di tutti i cittadini che si trovano in condizioni di disagio e di emarginazione, sono stati assunti tre coordinatori: Maria Rosaria Longobardi figlia di Amalia Murolo coordinatrice del consorzio Gesco; Marina Migliaccio nuora del segretario regionale della Uil AntonioBorriello e Maurizio Ponticelli molto vicino a Sinistra e Libertà, il partito dell’assessore alle politiche sociali Giulio Riccio.
 
Ma le responsabilità sembrano essere diffuse e coinvolgere anche dirigenti delle tre organizzazioni sindacali confederali (CGIL, CISL e UIL).
Sono stati assunti parenti di sindacalisti, di dipendenti comunali e di ufficiali della polizia: Anna Zanchiello moglie di Giuseppe Martorano rappresentante sindacale della Uil enti locali; Patrizia Marsala parente di Enrico Durazzo dipendente comunale iscritto Uil; Alessandra Dello Iacolo figlia di Patrizia Sigillo vigile urbano; Elena Duella moglie del tenente dei vigili urbani Aniello Marino; Rosa Laperutaparente di Giuseppe Finizio dipendente comunale iscritto Uil; Raffaella Celli, Druzhuk Viktoriya, Adele Savarese vicini alla Uil; infine tre coordinatori che percepiscono ben 20 euro ogni ora di lavoro.
 
Cosa controllassero gli organi preposti è difficile capirlo, come è difficile riuscire anche a comprendere il ruolo dei dirigenti del consorzio, Isidoro Orabona, amministratore delegato, al costo di euro 60.000,00 e Pasquale Orlando, presidente, al costo di euro 45.000,00.
 
A prescindere dalle responsabilità morali, politiche, civili e penali che da questa vicenda possano scaturire, una semplice, scontata, conseguente domanda ne nasce.
Se “il sistema” delle assunzioni privilegia, esclusivamente, amicizie e parentele delle classi dirigenti politiche, sindacali ed economiche, quali sarebbero le “occasioni” di lavoro per chi può contare esclusivamente sulle proprie potenzialità e capacità?
 
Ai ridicoli “geni” della giustificazione dell’ingiustificabile, l’ardua e mendace risposta !
31/8/2010
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