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Cronaca
Storia di depuratori malfunzionanti e maleodoranti
"Dalla insufficiente risposta dell’assessore Ganapini, che in aula dopo un mio question time ha ammesso il cattivo funzionamento dei depuratori (su 8 impianti ne funzionano appena 3), emerge una situazione igienico-sanitaria molto pericolosa, per certi aspetti paragonabile a quella della Napoli del pre-colera del 1973." Lo dihiara il Presidente del Gruppo An-Pdl in Consiglio Regionale ed europarlamentare Enzo Rivellini.

Gli impianti di depurazione di Napoli ovest (Cuma), Foce Regi lagni, Marcianise, Napoli nord (Caivano) e zona nolana (Acerra) furono realizzati negli anni ’80 dall’allora Cassa per il Mezzogiorno a seguito dell’epidemia di colera che nel 1973 aveva colpito il territorio campano ed in particolare la provincia di Napoli.

L’intervento interessò un territorio di circa 80 Comuni della Provincia di Napoli ed in parte della Provincia di Caserta per un totale di circa 5 milioni di abitanti. Al completamento delle opere all’inizio degli anni ’90 gli impianti furono gestiti per l’avviamento delle stesse imprese costruttrici, molte delle quali, se non tutte, inesperte nella gestione.

Questa gestione provvisoria, in virtù di meccanismi di trasferimento delle opere tipici della burocrazia italiana, si è protratta per un decennio durante il quale sono stati liquidati ai gestori (a loro dire) i soli costi diretti certamente insufficienti a consentire un’idonea manutenzione ordinaria degli impianti che ne ha causato negli anni il decadimento funzionale se non addirittura il fermo totale o parziale.

A questo progressivo deficit ha fatto da “sponda” la consapevole “disattenzione” degli organi e delle istituzioni delegate al controllo della funzionalità degli impianti ed al rilascio delle relative autorizzazioni. Forse non è casuale che soggetto proprietario degli impianti, soggetti delegati ai controlli, soggetto delegato al rilascio delle autorizzazioni agli scarichi, nell’ultimo ventennio abbiano sempre appartenuto ad uno stesso schieramento politico e che pertanto il progressivo disastro ambientale conseguente la non funzionalità degli impianti sia stato consapevole e congiuntamente “coperto”.

Agli inizi degli anni 2000 la Regione ha tentato col sistema del project financing di dare una svolta ad una situazione fortemente compromessa ma l’unico obiettivo raggiunto è stata la sostituzione dei vecchi gestori degli impianti con un unico soggetto concessionario.

Nulla peraltro è cambiato. Il nuovo soggetto è da tre anni responsabile della gestione di cinque impianti inefficienti, che non rispettano la normativa vigente in termini di abbattimenti dei carichi inquinanti e che dovrebbero essere privi di autorizzazione allo scarico.

Allo stato ogni giorno finiscono in mare, in un tratto costiero di 30 km abilitato alla balneazione e senza alcun trattamento, 500.000 mc di acqua sporca e 300.000 kg di carico inquinante. I rischi igienico-sanitari sono spaventosi, i dati epidemiologici molto chiari: si registra un incremento dei casi di epatite e salmonella. 

“Alla luce delle risposte date dall’assessore, dice Rivellini, ho chiesto al Presidente di turno dell’assemblea del Consiglio Regionale, l’on. Salvatore Ronghi (vice-presidente), di trasmettere il verbale della domanda e della risposta del question time alle autorità competenti. Questo al fine di evitare il diffondersi di malattie infettive”. 

3/7/2009
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