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Sanità
Campania, stop al “privato accreditato”
di Antonio Salvatore
La Giunta Regionale della Campania, con deliberazione n. 1149 del 19.6.2009, divenuta operativa solo il 1.7.2009 a causa di numerose revisioni, ha definitivamente sancito, da un lato, le assegnazioni finanziarie alle nuove Aziende Sanitarie Locali, così come territorialmente definite a seguito della deliberazione n. 505 del 20.3.2009, dall’altro, modificato radicalmente i criteri di remunerazione delle prestazioni erogate dagli operatori privati accreditati.

Un provvedimento che, basato su logiche ragioneristiche, prive di qualsivoglia elemento tecnico-scientifico di sana programmazione sanitaria, lascia pressoché inalterati gli aggregati economici – rispetto a un fabbisogno di gran lunga superiore – modifica radicalmente i criteri di remunerazione delle prestazioni, introduce sistemi cervellotici di monitoraggio, impone vincoli ed obblighi ai soggetti erogatori ai limiti di uno stato di diritto.

Relativamente all’anno in corso, il provvedimento giuntale prevede, tra l’altro, che le risorse finanziarie allocate a ciascuna macro area afferente, tanto alla specialistica ambulatoriale, quanto alla riabilitazione, siano distribuite, per l’85 per cento, sui primi dieci mesi, e la restante quota (15 per cento) deputata a remunerare le prestazioni erogate nei mesi di novembre e dicembre.

E’ del tutto evidente che tale previsione normativa, intervenuta in corso d’anno, allorquando i tavoli tecnici di ciascuna ASL hanno già acclarato un esaurimento precoce di risorse finanziarie – strutturalmente insufficienti rispetto al fabbisogno effettivo – comporterà che gli operatori della sanità privata accreditata, anche alla luce del recente parere espresso dell’avvocatura regionale, saranno costretti ad interrompere la erogazione delle prestazioni in regime di accreditamento, già dalle prossime settimane, per poi riprendere a novembre.

In altri termini, la sanità privata accreditata sarà tenuta ad osservare uno “stop” obbligato – pena la mancata remunerazione delle prestazioni – per poi ripartire ad inverno inoltrato.

Un nuovo modello di programmazione sanitaria campana “stop and go” che, incurante delle implicazioni sulla salute dei pazienti, sugli operatori del comparto e sull’economia campana - al collasso - interviene su voci di spesa marginali rispetto al mare magno di risorse altrove allocate e, soprattutto, in ambiti ove efficienza ed efficacia sono ampiamente acclarate.

Un modello che, per come concepito, causerà la implosione del sistema.

Sul versante assistenza, infatti, la indifferibilità di talune prestazioni (emodialisi, diagnostica e terapia oncologica, diabetologia, riabilitazione.…….) causerà un incremento esponenziale della mobilità passiva (migrazione verso altre regioni, di cui la Campania detiene la maglia nera), con inevitabili ricadute sociali.

Sul versante economico, gli effetti saranno devastanti. La mancata erogazione di prestazioni in ambito locale, invero, causerà la perdita di numerosi posti di lavoro, il fallimento di molte aziende del comparto fortemente esposte verso istituti finanziari a causa dei ritardi nei pagamenti delle ASL, una ulteriore stretta creditizia frutto del mancato equilibrio economico-finanziario delle aziende del comparto, una riduzione del gettito fiscale locale che, come noto, finanzia circa il 20 per cento del Fondo Sanitario Regionale.

In altri termini, una vera ecatombe.      

3/7/2009
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