Contatta napoli.com con skype

Altri Sport
Pechino: Cammarelle, un pugno d’oro
di Mimmo Carratelli
Vive in una città di pace, Assisi, ma fa la guerra sul ring Roberto Cammarelle, un metro e 90, milanese di origini lucane, i suoi sono di Rionero in Vulture.

E’ cresciuto nel mito di Tyson (“Mi piaceva quel mondo di fama e di soldi”), ma il suo campione preferito è Mohammed Alì.
E’ un colosso, medaglia di bronzo ad Atene, giunto a Pechino per vincere l’oro. Veloce, difesa eccellente, intelligenza tattica. “Bisogna battere l’avversario sotto il profilo psicologico, capire che cosa vuole fare e anticiparlo, lottare con la mente” dice.

A Pechino, la mente è andata oltre. Roberto Cammarelle, nella finale dei supermassimi, ha schiantato per kappaò all’inizio della quarta ripresa (era già in vantaggio 14-4) il gigante cinese Zhilei Zhang (2,01).

Un bottino entusiasmante per la boxe italiana in Cina. Oro per Cammarelle, argento per il massimo Clemente Russo di Marcianise (Caserta), bronzo per il peso mosca Vincenzo Picardi di Casoria (Napoli). La boxe italiana viene dal Sud.
Cammarelle ha imposto immediatamente la sua superiorità. Più veloce e astuto l’italiano. Potente, ma senza scampo il cinese.

L’azzurro apre il match con un uno-due (2-0), poi un gran sinistro (3-0). Un sinistro di Zhang e la pronta replica di Cammarelle (4-1). Il combattimento è a senso unico. Un sinistro di Cammarelle fa piegare le gambe al cinese (5-1). Infine, un sinistro di striscio (6-1). Il vantaggio dell’italiano non ammette recuperi dell’avversario.

La seconda ripresa non si discosta dall’andamento della prima. Subito un destro vincente di Cammarelle (7-1). Scambi di colpi fra i due pugili fino al 5-2 (11-3 il totale).
Bagarre nella terza ripresa per la disperata reazione di Zhang. Ma il round è ancora di Cammarelle con un sinistro dritto e un destro (2-1, 13-4 il totale).
Un gancio sinistro d’incontro di Cammarelle apre la quarta ripresa (14-4) ed è il colpo risolutivo. Zhang va giù. Il match è finito. Vittoria per kappaò dell’italiano.
“La tattica è fondamentale per incassare pochi colpi e, per fortuna, io ne prendo meno di quanti ne do” dice Cammarelle.

A Pechino si è portato un computer sul quale aveva scaricato molti film per distrarsi. Non è proprio uno scaramantico, ma tiene una pallina da tennis portafortuna. E’ la pallina con cui, nella fase di scarico degli allenamenti, palleggia da una mano all’altra. Un suggerimento del preparatore russo Filimonov.

Cammarelle ha iniziato presto sul ring. Era grassottello e voleva fare ginnastica. Il fratello Antonio tirava di boxe e lo portò sul quadrato a 13 anni. Due anni dopo, Cammarelle era campione d’Italia.
Prima di ogni match si concentra per un’ora facendo training autogeno. E’ afflitto da un dolore alla schiena. Non pensa di diventare professionista. “Sono rimasto dilettante per le Olimpiadi”. Alla vigilia aveva detto: “Temo Zhang per una questione di giuria. Lui gioca in casa”. Ma una superiorità netta e il kappaò hanno eliminato ogni incertezza arbitrale.
L’Italia non vinceva l’oro sul ring olimpico dal 1988 quando a Seul Giovanni Parisi fu campione dei pesi piuma.
24/8/2008
  
RICERCA ARTICOLI