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Infinita Idem, argento a Pechino
di Mimmo Carratelli
Non parte bene, ma recupera, e ai 250 metri è già seconda dietro l’ungherese
Katalin Kovacs, e la sua coda di capelli biondi accarezza l’aria ad ogni
pagaiata.
Josefa Idem, a 44 anni, che compirà a settembre, è là nella canoa che spinge
verso l’oro nella gara dei cinquecento metri del K1. L’anziana guerriera della
canoa, la donna d’acciaio alla settima Olimpiade, sempre sul podio nelle ultime
tre edizioni dei Giochi, bronzo ad Atlanta 1996, oro a Sydney 2000, argento ad
Atene 2004, è ancora protagonista.
Urli italiani sulle tribune del bacino di Shunyi, a trenta chilometri da
Pechino. Urla il marito, e allenatore, Guglielmo “Ciccì” Guerrini.  Urlano i
figli Jonas e Janek. Urlano perché Josefa, nel testa a testa con la Kovacs, a
cento metri dal traguardo mette avanti alla barca dell’ungherese la punta della
sua canoa. Josefa Idem è al comando. Sembra di sognare.
Ma, dietro, c’è una ucraina all’agguato. E’ Inna Osypenko che sta venendo su
mentre Josefa e la Kovacs si battono allo spasimo per la vittoria. Osypenko,
Osypenko, chi l’avrebbe detto?
La gara si conclude al fotofinish. Ed è un battito di ciglia e sono appena
quattro millesimi di secondo che consegnano all’ucraina la medaglia d’oro.
Osypenko 1’50”673, Josefa Idem 1’50”677 medaglia d’argento, la tedesca Allison
Wagner 1’51”022 medaglia di bronzo. La Kovacs, stremata, finisce quarta.
“Cavolo, non ho visto niente” esclama Josefa Idem all’arrivo. “Ho dato il
massimo e non ricordo più niente della gara”. E’ felice nonostante l’oro sfumato
per un soffio. Abbraccia i figli, abbraccia la vincitrice.
Nata a Goch, in Germania, Josefa Idem, un metro e 76, ha disputato due Olimpiadi
sotto la bandiera tedesca. Dal 1990 vive in Italia dopo avere conosciuto a Praga
Guglielmo Guerrini. Ha preso la cittadinanza italiana dopo averlo sposato. “I
passaporti non contano” dice. “Il mio cuore e i miei figli sono italiani. In
Italia sono cresciuta tantissimo e da italiana ho raggiunto i migliori
risultati. Ho lasciato la mia timidezza in Germania”.
Un’atleta e una donna incredibili. Vinse il bronzo ad Atlanta quindici mesi dopo
avere partorito il primo figlio, Janek. Vinse l’argento ad Atene ancora quindici
mesi dopo un parto, il secondo, quando nacque Jonas. Va in gara caricandosi da
maschiaccio sebbene sia una bellissima donna bionda. “Fuori le banane” è il suo
grido italiano. Alla vigilia aveva proprio detto: “Mi preoccupa l’ucraina
Osypenko, sparita da mesi, ma che ci riserverà qualche sorpresa”.
Josefa vive a Ravenna, dove è stata assessore allo sport nelle liste Ds,
tesserata per il Circolo Canoa Santerno, poi passata all’Aniene Roma. Sarà in
barca ancora un anno. Poi non si sa. Le Olimpiadi di Londra sono lontane quattro
anni. Si sente vecchia? Ha detto: “La testa riesce a fare ancora grandi cose.
Sono serena e gareggio senza alcun peso addosso. La serenità è della vecchiaia.
Ma, via, non mi sento vecchia”.
Sono finiti soltanto al nono posto del K2 500 metri Andrea Facchin e Antonio
Scaduto che avevano conquistato il bronzo nel K2 1000 metri.
PUGILATO - Un argento dalla canoa, un argento dalla boxe ma con un po’ di
delusione. Per Clemente Russo, bel ragazzone di Marcianise (Caserta), 1,80 e 26
anni, non c’è stato nulla da fare contro il massiccio russo Rakhim Chakhkiev,
pugile dalla guardia chiusa, devastante nei colpi improvvisi. L’azzurro non ha
mai trovato il bandolo del match. Troppo contratto, spesso a braccia aperte,
precipitoso negli assalti esponendosi ai colpi di incontro dell’avversario.
Russo teneva bene la prima ripresa. I giudici non segnavano un suo bel montante.
Il russo metteva a segno un sinistro. Era 1-0 per Chakhkiev.
Nella seconda ripresa, il russo si portava in vantaggio 2-0 con un gancio.
L’italiano metteva a segno il suo primo colpo ed era 1-2. Poi con un sinistro
alla fine del round pareggiava i conti, 2-2, ma col russo complessivamente in
vantaggio 3-2. Senza colpi la terza ripresa (0-0), ma si aveva l’impressione che
Chakhkiev avesse in pugno il combattimento e che Clemente Russo non ce l’avrebbe
fatta. Oltretutto doveva affrettare i tempi per rimontare.
Damiani nell’angolo lo incoraggiava: “Dai, Clemente, quello non ne ha più”. Ma
“quello”, il russo, ne aveva e come, e doveva solo difendere  il vantaggio.
La quarta ripresa si presentava come un impresa disperata per il pugile di
Marcianise. Colpi a vuoto, frenesia, guardia non sempre protetta per l’azzurro.
E Chakhkiev, dopo avere mandato a vuoto i pugni dell’italiano, colpiva a sua
volta d’incontro due volte. Era il 2-0 per il russo nella quarta ripresa che
fissava il risultato finale: 5-2.
Per Clemente Russo molta delusione, però pur sempre la medaglia d’argento. Nino
Benvenuti lo definisce “il cobra”, “un serpente a sonagli”, per la capacità di
sottrarsi agli avversari più alti e colpire. Era più alto Rakhim Chakhkiev, ma
stavolta la tattica del cobra di Marcianise non ha avuto esito.

23/8/2008
  
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