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Pechino, entra la regina dei Giochi
di Mimmo Carratelli
Il nuoto va esaurendo le sue gare, in attesa che Michael Phelps conquisti il record di otto medaglie d’oro in una edizione olimpica (una più di Spitz a Monaco 1972) ed ecco che, a ferragosto, entra in campo l’atletica, la regina dei Giochi. Lo spettacolare stadio di Pechino, 91mila posti, sarà gremito.

Una pista velocissima, costruita da una azienda italiana, la Mondo di Gallo d’Alba in provincia di Cuneo, sembra fatta apposta per una Olimpiade da primati. Arrotolata a pezzi e trasportata in aereo a Pechino, la pista è stata poi montata allo stadio in dieci giorni da cinquanta specialisti.

Le batterie dei cento metri apriranno le ostilità in vista della finalissima di sabato 16 agosto, la corsa più attesa dei Giochi che dovrà laureare l’uomo più veloce del mondo.

La sfida giamaicana è lanciata. Usain Bolt (recordman mondiale: 9”72) e Asafa Powell, con una chitarra, il volto di Bob Marley e una Ferrari disegnate sulle sue scarpine supertecnologiche, contro l’americano Tyson Gay (record non omologato 9”68 e campione del mondo in carica).

Bolt è il favorito, ma il connazionale Powell ha detto: “Se uscirò primo dai blocchi, Bolt e Gay non mi prenderanno”. Asafa Powell è stato sottoposto a quattro controlli antidoping a sorpresa. Per l’atletica a Pechino, i controlli previsti sono 4500, mai tanti nell’atletica in una Olimpiade (si agita ancora il fantasma di Ben Johnson a Seul).

Tre frecce nere sui 100, lo spettacolo è assicurato. La Giamaica, definita l’isola della velocità, due ori nei 200 con Don Quarrie nel ’76 e con Veronica Campbell nel 2004, non ha mai vinto la corsa più breve, ma ora schiera i due uomini più veloci del mondo. Bolt correrà anche i 200.

Ad Atene, quattro anni fa, l’oro olimpico andò allo statunitense Justin Gatlin davanti al portoghese Obikwele e all’altro americano Greene. Due volte positivo al doping, Gatlin è stato escluso da Pechino 2008.

Le gare spettacolari saranno tante.

Sui 110 ostacoli, il cinese Liu Xiang vorrà prendersi la rivincita sul cubano Dayron Robles che, in giugno, gli ha soffiato il record del mondo.

Nel salto con l’asta, la stella è la russa Yelena Isinbayeva, campionessa olimpica, europea e mondiale, prima donna a superare i 5 metri, 23 record del mondo, lanciatissima a migliorare la serie dei primati di Sergej Bubka. Le renderanno la vita difficile l’americana Stuczynski, la polacca Pyrek e la brasiliana Murer. Ma Yelena sembra irraggiungibile (5,04 il suo record).

Haile Gebrselassie, il maratoneta etiope, ha rinunciato a partecipare alla corsa olimpica, temendo lo smog pechinese, e gareggerà nei 10mila metri contro il suo allievo Kenenisa Bekele, oro sui 10mila e argento sui 5mila ad Atene. Nei 5mila metri sarà in corsa Bernard Lagat che ha partecipato a due Olimpiadi con la bandiera del Kenya e oggi è cittadino americano. Gli atleti degli altipiani keniani, i marocchini e gli etiopi saranno i protagonisti nelle gare dure, così come le donne africane.

Nella velocità femminile sono attese alla prova le giamaicane Stewart e Campbell e le americana Lee, Edwards e Felix.

Una rivista statunitense ha eletto miss Olimpiadi la fondista Yelena Soboleva, data favorita negli 800 e 1500. Peccato che la russa non sarà ai Giochi insieme ad altre sette atlete del suo paese sospese per doping dalla Federazione internazionale d’atletica.

Fra le belle si segnalano la ceca Katerina Badrova, la velocista giamaicana Veronica Campbell, quattro volte sul podio olimpico, l’americana Sanya Richards che a 12 anni lasciò la Giamaica per gli Stati Uniti e parteciperà ai 400 metri, la francese originaria della Guadalupa Christine Arron (record europeo sui 100 metri).

La californiana Allyson Felix, 23 anni, iscritta ai 200 metri, ha dichiarato: “Il mio sprint è un dono del Signore. Ero una peccatrice, sono diventata una campionessa dello sport”. Bella e sfacciata, invece, l’irresistibile trentenne texana Amy Acuff, saltatrice in alto e fotomodella. Ha posato nuda per “Playboy”.

Ma è la croata Blanka Vlasic la regina del salto in alto (2,07). A Pechino tenterà i 2,10. Altissima (1,93), avrebbe nella russa Yelena Slesarenko la rivale più pericolosa.  

La squadra italiana schiera 27 atleti e 22 atlete. Ad Atene, l’atletica azzurra colse due ori con Stefano Baldini nella maratona e con Ivano Brugnetti nella 20 km di marcia.

L’atleta di punta dovrebbe essere l’altoatesino Alex Schwazer nella 50 km di marcia. Il settimanale “Sports Illustrated” lo ha pronosticato come unica medaglia (di bronzo) dell’atletica italiana a Pechino.

La cavese Antonietta Di Martino, nell’alto, cercherà un gradino del podio all’ombra della Vlasic. E’ reduce da una stagione poco positiva.

Andrew Howe, l’italiano di Los Angeles, è la nostra speranza nel salto in lungo, ma anche lui ha avuto una stagione mediocre. Figlio dell’ostacolista statunitense Renée Felton e di Andrew Howe senior, calciatore di origini tedesche, vive a Rieti dall’età di cinque anni. La madre sposò l’astista milanese Ugo Besozzi, da cui ha divorziato, e Andrew prese la cittadinanza italiana. Howe corre anche i 100 (10”27) e i 200 (20”28) e si cimenta nel triplo (16,27).

14/8/2008
  
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