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Spettacoli
Festival Heavy Metal a Napoli
di Alberto Marolda
In continuo e sicuro movimento, dal Dee Jay Set dei Marlene Kuntz delle settimane scorse, ai Baustelle di questa sera, la corazzata artistico-musicale “Casa della Musica Federico I”, ha voluto ospitare anche un evento che, alle nostre latitudini, ha decisamente del coraggioso, la metallica e ruvida e rassegna “Heavy Naples Fest 2008”.

Napoli è da sempre la patria della dolce musica, della melodia e delle ritmiche dalla tranquilla ed allegra fruibilità, ci piaccia o no, infatti, i simboli Parteno-musicali nel mondo sono purtroppo ancora la chitarra acustica ed il mandolino, e voler portarvi un Festival dedicato alla celebrazione delle distorte sonorità Heavy Metal, è davvero una scelta che ha dell'avventuroso. Dal back front del Palapartenope, di cui la “Casa della Musica” è il giovane figlio, gli strepiti, le urla, e le incredibili vibrazioni delle corde taglienti delle chitarre elettriche, in assonanza con l'oltraggioso vacillare dei bassi, con i battiti animali delle percussioni, le pulsazioni sfrenate delle tastiere, e le scosse telluriche dei tanti buoni interpreti, hanno letteralmente fatto tremare l'intera città per una lunga serata dal colore dell'indubbia bravura.

Avvolti in tenute variopinte, trucchi pesanti, accessori metallici, persi completamente in un'aria da improbabili ed allucinanti cattivoni, i figli della “nuova” Napoli musicale, quella in controtendenza, quella che, giustamente, non accetta di appiattirsi sulla disco commerciale o sul neomelodico, hanno lanciato la loro accorata sfida. Sono giovani che un palato fino potrebbe giudicare ancora un po' casalinghi, da raffinare, da organizzare, da costruire e sviluppare, ma son nomi che, con un pizzico di fortuna, unità ad una buona dose di testardaggine e sacrificio, sentiremo spesso campeggiare negli IPod dei nostri amati figli. Prendete nota, si chiamano “Spleen”, Stefano Formato il guitarist front man su tutti, i “Last Frontier”, con l'esplosivo e mefistofelico Mich alla voce, il pungente Nitrokill alla chitarra, e gli oscuri Cyrion Faith alle tastiere, Blackned alla batteria e Vi al basso, oppure gli intriganti Prog-Metal “Gorgeous”. Note a parte per gli esperti ed agguerriti “Jackal”, questo senza scordare la bionda, mistress e conturbante, Eleonora, l'interessante spaccatimpani vocalist degli “End Of Grace”. Una grande citazione a parte la meritano invece i giovanissimi “Five Sided Room”, uno dei gruppi più ascoltati ed acclamati dal pubblico nonostante l'ora troppo acerba della loro esibizione. Un gruppo che ci ha colpito per l'interessante varietà sonora delle creazioni, con spunti in veloce e perpetuo saliscendi dal Gothic al Prog, passando per lampi aggressivi di allucinante Speed.

Ci ricorderemo dei martellanti fratelli Flocco, Fabrizio alla chitarra, ed Adriano nascosto dalla torre infinita delle percussioni, di Adriano Aponte alle tastiere, di Fulvio Petti al basso, e della promettente cucciola Aurora Savinelli alla voce. Giovani ed ancora acerbi, vero, ma la loro convinzione, ed il sincero talento, sono un buon esorcismo contro le facili separazioni delle band ancora in fasce, e lasciano sperare in un lungo e fortunato avvenire. Naturalmente il Metal, nelle sue varie interpretazioni, non è una musica facile, e per il non addetto ai lavori rischia di diventare un'unica cacofonia di sporche note distorte, con inutili e corrosivi gargarismi delle varie voci. Ma proprio per questo, però, per quest'apparente difficoltà insita nella sfida, siamo portati ad ammirare questi ragazzi che, abbandonando i facili sentieri della veloce carriera tele-musicale d'oggidì, dalla Venturiana allegra fattoria “X-Factor”, al DeFilippiano bussolotto lotteria, “Amici di Maria”, passando per le tante colorazioni degli inutili “Grande Fratello” e company, hanno deciso di rischiare il tutto per tutto sulla difficile roulette delle chitarre elettriche.

Ovviamente vi avremmo dovuto parlare anche delle tante chicche utili per accompagnare i “novellini”, dai più esperti e veterani Dgm, la vera punta del genere in Italia in questo periodo, per terminare con il reale mito dell'Heavy Metal dello stivale, il pazzo e scalmanato, a dir poco, Pino Scotto, che ha voluto chiudere la rassegna. Loro, però, non ne hanno bisogno, il successo già li bacia da tempo, i “giovani” invece si, e, nella nostra terra dell'appiattimento e della Brambillite acuta, la grinta va assolutamente premiata.

Foto di Alberto Marolda e Massimo Marolda
4/4/2008
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