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Cultura
Omaggio ad Emblema
opera di Romualdo Schiano
Prospettive creative di artisti campani in ricordo di Salvatore Emblema per un dialogo creativo che non s interrotto e che mostra la fertile attualit dell opera del Maestro vesuviano.

Gli artisti: Elio Alfano, Augusto Ambrosone, Enzo Angiuoni , Antonio Auriemma, Anna Crescenzi, Umberto Canfora, Ciro Cioffi, Pasquale Coppola, Stefano di Costanzo, Giovanni Cuofano, Salvatore De Curtis, Tito de Rosa, Alaa Eddin, Domenico Falace, Mario Falace, Giovanni Ferrenti, Luigi Franzese, Vittorio Fortunati, Luigi Grossi, Carla Guarino, Elio Mazzella, Luigi Mazzella, Rosario Mazzella, Bruno Palmieri, Renata Petti, Salvatore Piccirillo, Gianni Rossi, Ciro Scarpati, Romualdo Schiano, Aniello Scotto, Sy O, Sergio Spataro.

Avere inteso chiamare a raccolta un manipolo dartisti proponendo come tema per il proprio impegno creativo di disporsi a riflettere su se stessi proiettandosi idealmente in dialogo con Salvatore Emblema e con ci che ha rappresentato il suo intervento nellarte della seconda met del Novecento il nucleo centrale del pensiero che stato concepito per sottolineare la profonda pregnanza del pittore di Terzigno scomparso due anni fa. Giova ricordare che tale progetto nasce non solo nel contesto della famiglia dellartista, ma anche nella volont di quanti abbiamo avuto il privilegio di goderne della frequentazione e segnatamente nella volont dellamico Domenico Pagano. Non s mai chiesto, in vero, agli artisti che abbiamo sollecitato a prendere parte a tale progetto di rinunciare alla propria identit o di modellare il proprio contributo sul basso continuo dellopera di Emblema.
Abbiamo, piuttosto, suggerito che venissero adoperati i suoi materiali duso e, in modo particolare, la tela di sacco per realizzare ciascuno unopera e tutte d egual misura che costituisse un omaggio artistico, la sottolineatura duna persistenza di memoria storica. Abbiamo mirato a produrre, insomma, qualcosa che possa trovare ragionevolmente somiglianza con ci che, in ambito letterario, filosofico e pi ampiamente critico-saggistico, generalmente definito un volume di saggi in onore di. E, come in tal genere di libri sapprezza la variet e loriginalit dei singoli contributi, altrettanto pu osservarsi nellimpegno fornito da questo rassemblement di artisti che s riunito per ricordare e celebrare Salvatore Emblema. Ci che ne emerge , pertanto, uno spaccato della produzione artistica campana di pi spiccato impegno espressionista-astratto e materico-informale, con punte concettuali, che s imposto come gradiente referenziale per l individuazione duna serie di personalit che avessero dei punti di consonanza con lopera di Salvatore Emblema, al di l, evidentemente, di ogni altro tipo di possibile riferimento esemplaristico o di affinit delibativa.

Poste tali premesse di metodo e perimetrato, quindi, un certo spatium operandi, ci che ne conseguito pu giudicarsi, forse, a nostro sommesso parere, ed al di l dellalveo celebrativo del ricordo personale di Emblema, un momento di riflessione che una precisa soglia creativa dellarte campana compie su se stessa riconoscendo e marcando, attraverso un atto di omaggio alla memoria storica del pittore di Terzigno, delle ragioni pi profonde e significative che connotano la propria identit ambientale e produttiva. Non possiamo, in questa occasione, non tener conto della personalit di Salvatore Emblema, la cui ampia bibliografia ci solleva dal problema di dover qui ripercorrere pedissequamente tutto il tracciato diacronico a partire dagli anni difficili della sua primissima giovinezza, a quelli tormentati della prima vocazione artistica, a quelli non meno struggenti del suo approdo in America avendo noi ben presente la riconsiderazione complessiva del suo cursus produttivo allinterno del quale i nuovi innesti culturali hanno via-via fornito ulteriore lievito alle premesse tutte vesuviane della sua pittura senza stravolgerne la natura originale, sorgiva e pregnante.
Salvatore Emblema s, cos, inserito da protagonista nel contesto della produzione artistica internazionale: la materia corposa e pulviscolare della sua terra dorigine stata da sempre lirrinunciata fonte ispirativa e sostanziale delle sue cose: i sassi, le terre, le pomici, le sabbie, gli arbusti delle pendici del Vesuvio hanno fornito consistenza, spessore e colore ad una delibazione creativa che, intanto, scopriva lesigenza dell approfondimento delle ragioni spaziali, di cui la detessitura cio la sottrazione sistematica e composta di fili allordito della tela consentiva di avere una prospettiva di attraversamento e di specchiamento esistenziale, capace di rivelare, al di l della superficie, altri mondi, altre consistenze non solo spaziali, ma anche temporali e psicologiche, introducendo il fruitore nei penetralia della storia attraverso i varchi creati nella porta della materia .
Lungo tale percorso umano ed artistico Salvatore Emblema venuto man mano affermando la propria personalit che s imposta alla attenzione del pubblico e della critica mietendo successi a catena attraverso la presentazione periodica di mostre dalto profilo presentate in prestigiosissime sedi nazionali ed internazionali. Forse, come accade spesso a chi sa guardare molto avanti, ha finito col dover fare anche i conti con una certa solitudine intellettuale, quasi rinverdendo il brocardo del nemo propheta in patria e potendo contare, pertanto, sulla prossimit morale e sulla condivisione di quanti hanno saputo leggere nella sua opera un orientamento originale ed affatto personale lungo le rotte di quelle scansioni stilistiche difficilmente classificabili ed indirizzate, complessivamente, nellordine prospettico duna linea espressionista-astratta- informale.

Gli artisti che si accostano a Salvatore Emblema in questa occasione di omaggio alla memoria storica della sua personalit hanno certamente dei punti di contatto con la sua delibazione creativa ed anche con il profilo delle sue scelte etiche ed esistenziali. Un carattere distintivo, ad esempio, sul piano morale, , per alcuni, la solitudine, la condizione di appartamento creativo al riparo dalle voci e dai rumori della citt. Per altri, pi distintamente, ladesione al Maestro di Terzigno nella linea della pratica duna pittura fatta di materia e ricondotta alla condizione di traccia vitale e di impressa della storia. Non manca, daltronde, in tutti gli artisti una vibratilit del tratto, un insistenza segnica che connota subito le opere come intense manifestazioni di robusta carica espressionistica, che, in qualche autore, diventa addirittura il tratto imprimente e caratterizzante.
Ci che appare utile sottolineare, in aggiunta, in relazione al complesso generale delle opere di tutti questi artisti, che esse riescono a creare un filo di continuit con lopera di Salvatore Emblema, senza dirsene dipendenti e manifestando tutto il carico di idee, di sensibilit, di conoscenze delle singole personalit che le hanno prodotte. E come se, paradossalmente, quel mucchietto di fili sottratti alle tele da parte di Emblema nel suo processo di detessitura quello che saddensava sul pavimento del suo atelier a lato del muro ove andavano percolando i residui di colore che sgocciolavano dallalto fosse stato raccattato e fatto proprio da altri artisti in una fase di raccolta dun ideale testimonio, per riannodare altri fili creativi e dare corpo ad altre rimodellazioni materiche lungo un asse di irrinunciata continuit etica, piuttosto che nel segno duna soggiacenza magistrale ed esemplaristica. Chi lha conosciuto, daltronde, Salvatore Emblema, sa che era disponibilissimo al dialogo, che aveva sempre voglia del confronto delle idee e dello scambio intellettuale, che era figura aliena dal compromesso spicciolo e che guardava con schiettezza e lealt alla vita, non mancando mai di esprimere con disinvolta sincerit le proprie idee anche al costo dessere incompreso e frainteso.

E tanto pi importante, allora, aver potuto mettere insieme ci che abbiamo definito un manipolo dartisti per continuare a dialogare evidentemente a distanza con la personalit di Salvatore Emblema, di cui la presenza fisica ci stata sottratta dallineluttabile processo disgregativo del tempo, ma di cui rimane intonsa e perfetta la consistenza morale della figura e l attestazione dun percorso creativo di assoluta rilevanza ed originalit. Qualche altra osservazione, in aggiunta, merita dessere prodotta per dare un ulteriore segno delle ragioni che ispirano questa occasione di omaggio e di memoria storica: va sottolineato, infatti, il ruolo svolto da Il Ponte che sempre stato non solo un indiscusso e diuturno ancoraggio per Salvatore Emblema, ma anche un punto di riferimento per il dibattito artistico in Campania, animando occasioni di incontro tra gli artisti e momenti importanti di scambi di esperienze.

Non cadremo nella trappola di tracciare un solco di separazione netta tra figurazione ed aniconismo, dividendo, cos, in due gruppi estranei ed incomunicanti le opere degli artisti secondo un discrimine che attesti proditoriamente lappartenenza alluno o allaltro versante solo in base al fatto che lopera di ciascuno conservi o no delle referenze oggettuali pi o meno distinte. Osserviamo, infatti, che, al di l dellopzione iconica, tutte le opere degli artisti di cui discutiamo mantengono ed affermano una consapevole scelta di campo per una dimensione oggettiva in cui si esprime lirrinunciata adesione alla datit delle cose e della storia e la rinuncia vibrata verso ogni forma di incongrua astrattezza .

Daltra parte, in proposito, per avere una pi ampia prospettiva dapproccio, possiamo provare a far perno sulla constatazione che questancoraggio oggettivo/cosale identifica il profondo sentire di ciascuno di questi artisti lungo larco completo della propria evoluzione produttiva. E, proprio da ci, daltronde, trae conforto la nostra considerazione critica che colloca latto domaggio tributato da questi autori ad Emblema non certo sul gradiente di unadesione formale ai modi dellartista di Terzigno, ma sicuramente sul piano inclinato duna partecipe condivisione di quelle prospettive dapproccio al reale che hanno ispirato il maestro scomparso. Che la produzione di Emblema abbia, infatti, conseguito un profilo identitario, sommariamente definibile entro i confini critici duna appartenenza alla linea espressionista-astratta delibata secondo puntuali scansioni informali, non affatto incompatibile con il suo proprio abbrivio d esordio avvenuto in termini decisamente realistico-figurativi, ma, man mano, nutriti di ansiti vigorosamente materici .

Tali notazioni sullevoluzione emblemiana dalle ragioni figurativo-oggettuali a quelle astratto-informali, al di l degli effetti del suo rapporto con Rothko, motivano ampiamente lindividuazione del gradiente di ampia apertura entro il quale si collocano variamente gli artisti in questo torno domaggio. Sar utile, perci, quasi ripercorrendo lideale filo di svolgimento dell evoluzione creativa del maestro di Terzigno, muovere da alcune puntuali sottolineature figurative che alcuni artisti, di quelli di cui qui discutiamo, propongono a partire da una rappresentazione del reale fenomenico, avendo cura di non lasciare mai tralignare il dato saliente dell oggettivit nella mera trascrizione oggettuale.
Altro dato da sottolineare quello della irrinunciata disposizione analitica della figura umana che gli artisti perseguono. Tale orientamento creativo, volto al privilegiamento della figura umana non solo contribuisce a disegnare il perimetro della referenza oggettiva prescelta come stella polare per l orientamento creativo, ma va anche a sintonizzarsi idealmente e questo motivo dinteresse, per noi, in questa prospettiva domaggio ad Emblema con la produzione desordio del maestro di Terzigno, in particolare coi suoi ritratti eseguiti con alta pregnanza materica con limpiego, ad esempio, delle foglie secche e delle polveri stesse delle pendici del Vesuvio.
Non manca, inoltre, nel gruppetto dartisti che qui additiamo, e che consideriamo accorpabili allinsegna dellopzione figurativo-oggettiva, una vibrante sensibilit espressionistica che oscilla tra le pi crude proposizioni che ne offrono Alfano e Piccirillo, le pi ermetiche lezioni di Scotto, della Guarino e di Di Costanzo, i suggerimenti concettuali di Sy O e le speculazioni iperfigurative di Mario Falace. Elio Alfano propone, ad esempio, la sua scottante testimonianza dun gesto che manifesta il portato dunenergia compressa e sotterranea che anima la materia e la intride di una carica emotiva davvero straordinaria; Piccirillo, di contro, con pi marcata attenzione al dettaglio, con la cura meticolosa ed attenta alle campiture, non manca di caricare di note intensamente affettive il proprio dunimmagine che si profila sullo sfondo secondo una logica che, anche nel segno, oltre che nella cromia, si articola secondo opzioni deliberatamente timbriche.

La Guarino va, poi, sfaldando le profilature organiche del suo assetto figurativo, scoprendo ulteriori opportunit discorsive allinterno duna lettura analitica delle forme, trovando quasi sponda, cos, nellopera di Stefano Di Costanzo, in cui, invece, uneco lirica pi attentamente conservata dispone lempito complessivo degli accenti espressionistici a flautarsi in scansioni pi morbide cui giova laccorta compitazione della cromia svolta secondo derive non aliene da sensibilit tonali. Anche il contributo di Tito De Rosa propone unindagine sulla natura delle cose: la sua pittura, in particolare, suggerisce lesigenza del mantenimento duna distanza che non estraneazione, evidentemente, dalle cose stesse, ma bisogno di preservarne il dato dallazione invasiva dun approccio azzardato.

Queste considerazioni appena svolte consentono di avere unopportuna introduzione allopera di Aniello Scotto, in cui, tuttavia, giova osservare la pi intensa vocazione drammatica, che esalta lempito contenutistico, volgendo la pittura del Nostro a farsi dirimente altamente preziosa e profonda nella trasmissione di un pensiero che sembra quasi faticare a rimanere compresso nei limiti della tela e nei confini dellopera. Per altro verso, poi, lopera di Mario Falace, fa eco a questo particolare rapporto con limmagine che, con acutissima intelligenza del reale, Scotto va delibando. In Mario Falace, infatti, il tema creativo duna affermata sensibilit oggettivante va a disporsi allincontro con quella disponibilit al contatto segnico con le cose che, ad esempio, gli Iperrealisti modellano secondo una delibazione tecnica che non esita ad introdurre il confronto stesso fotografico come campo non solo di sfida, ma anche di vera e propria mediazione creativa.
Di tutto ci, come abbiamo cercato di definire anche in altra sede, spiegando ed argomentando le ragioni di una differenza tra liperrealismo doltreoceano e la iperfigurazione europea , Mario Falace suggerisce una personalissima prospettiva dapproccio, attingendo una dimensione contenutistica intensa e vibrante che colpisce per la forza morale che la presiede. Profondit contenutistiche, infine, sono riscontrabili nellopera stessa di Sy O, lenigmatica personalit di artista che coniuga le esigenze dun incontro mediativo tra le espressioni di varie esigenze e culture figurative, mettendo in linea secondo un basso continuo di intensa caratura concettuale il grafismo orientale soprattutto di marca nipponica con le sensibilit linearistiche del pi prossimo Oriente, senza trascurare limpatto descrittivo della temperie occidentale con i suoi richiami non solo ad un irrinuncato ancoraggio alle cose, ma anche allimmanenza del dato progettuale nellopera come fattore vivificante e fermentante delle ragioni stesse creative secondo quellinsegnamento che muove da Duchamp ed ha poi permeato anche altre famiglie stilistiche del secolo appena trascorso.

Una imprimente esigenza espressionistica, daltronde, presiede anche le delibazioni creative degli artisti che, pur rinunciando alla pi stretta referenza oggettuale, non dichiarano affatto abrogato lancoraggio oggettivo. Una figura come quella di Rosario Mazzella giunge opportuna come interfaccia tra i due gruppi di artisti che stiamo qui presentando, dal momento che la sua istanza figurativa va tracimando nella pura delibazione materica non rinunciando mai egli n al richiamo della realt fenomenica della cosa n alla pura espressione sensoriale del suo dato materico, che si manifesta, evidentemente, al di l della consistenza categoriale delloggetto o lontanando vieppi della sua definibilit eidetica.

Una diversa delibazione di queste stesse cose quella che offre la pittura di Vittorio Fortunati, che enuclea spunti di analisi critica della materia, disponendosi ad interpretarne non solo il dato corrusco degli addensamenti e delle stratificazioni sedimentate dal tempo, ma la ratio stessa che la presiede, fornendone, comunque, una descrizione non proclive al fascino duna prospettiva ante rem, ma rispettosa, piuttosto, del dato anche qui oggettivo dellesperienza maturata lungo il corso conoscitivo cui la materia stessa si lascia sottoporre quando lintervento analitico delluomo ne distilla le particelle dellordito pi minuto alla ricerca della causa prima e nella perfetta coscienza della sua imperscrutabit definitiva determinata non dalla prevalenza duna sfera sovrordinata di natura metafisica, ma dal suo stesso assetto problematico. Dopo aver definito questa sorta di corridoio che consente di trovare una percorribile congiuntura tra la vocazione espressionistica maggiormente vissuta in prospettiva di adesione alla rappresentazione delloggetto e quella che lo rinnega ma non lo esclude, vivendone, perci, il dramma della scomposizione frammentata (Rosario Mazzella) o della ricerca della ratio (Fortunati), possiamo, forse, avere le coordinate giuste per un approccio non effimero agli altri artisti che si collocano con diversa sensibilit, ciascuno lungo il gradiente dun approccio creativo che enuclei il dato materico come sostanza della pittura, sub specie, di volta in volta fenomenica o eidetica.

E qui giungono, evidentemente, opportuni e calzanti i nomi delle personalit di Elio Mazzella, ad esempio, che mette in rilievo le stratificazioni della materia, additandone le successioni e le armonie interne, come lungo un processo di ininterrotta sequenza frattale; di Sergio Spataro che rimodella con forza una propria immagine delluniverso, articolandone liberamente le parti in un sommovimento arroventato delle sue parti; di Pasquale Coppola, che libera attraverso la rappresentazione delle tracce dei suoi gesti lenergia che s annida in un vissuto problematico ed intenso; di Enzo Angiuoni, che cerca una traccia sempre pi sottile delle cose ed avverte lo straniamento duna irraggiungibilit dellassoluto, di Antonio Auriemma che va delibando una sottile suggestione lirica, individuando un collegamento possibile tra ansiti ancora di natura informale e nuove esigenze post-moderne, linea questa, sulla quale possiamo osservare attestata in qualche modo anche la prova fornita da Luigi Grossi; di Augusto Ambrosone che della materia rivela gli aspetti pi intriganti e poetici che saddensano nei grumi apparentemente impenetrabili del suo darsi; di Umberto Canfora che sembra catturare una misura delle cose, con la sua analisi appassionata degli anfratti alla ricerca duna ritmica o, se si vuole, duna sorta di ortogonalit degli orditi; di Domenico Falace che si misura con il tentativo di fornire della materia la sua prospezione pi dilatata ed estenuata, carpita lungo la frammentazione diafana delle sue vaporizzazioni celesti; di Gianni Rossi che accentua la ricerca degli aspetti logico-geometrici immaginando che possa essere utile investigare sulle cause della disposizione delle cose, non sicuro se sia il caos primigenio lorigine d un ordine che a noi appare per mera casualit dispositiva o se non sia, piuttosto, proprio da una condizione dordine primordiale che abbia avuto a sostanziarsi la datit delle cose allinsegna della frammentazione indistinta, sovrapposta e confusa; di Bruno Palmieri che propone il suo attento e calibrato percorso di scavo nelle pieghe delle cose, riconducendoci, cos, alla dirimente problematica, ove confluiscono e, contemporaneamente si differenziano, i piani delloggettivit e delloggettualit. Scelgono, tra le altre cose, un confronto con la dimensione della sfera altri due artisti, Giovanni Ferrenti e Renata Petti.
Partono da premesse, evidentemente, non sovrapponibili, ma lindagine sulla sfera non solo il momento di verifica di una concezione puntiforme ed atomistica della materia, ma anche il terreno di confronto con un modo di leggere lesistente ed immaginarne la linea della sua possibile evoluzione. E, cos, se Renata Petti sembra aderire ad una esigenza di immersione della sfericit nella dimensione planare, Ferrenti sceglie, invece di dilatare ed espandere la puntiformit della sfera nella puralit radiale, di cui, tuttavia, non restituisce percorsi rettilinei ed unitari, ma la traccia di un percorso nello spazio che sembra svolgersi seguendo la curva del tempo.

Ad una carica intensamente vibrante negli esiti della sua vocazione volumetrica e spaziale occorre far riferimento per il contributo di Luigi Mazzella, che mette in evidenza le doti di una valentia consumata nel misurarsi costantemente con la tridimensionalit creativa. Ad un ancoraggio pi intenso al mondo delle cose ci riporta Salvatore De Curtis, che segnala con evidente passione lancoraggio necessario alle cose della terra, che abbrunando le tonalit non simmerge nel buio della notte, ma procura, piuttosto, il giusto gradiente di contrasto per i barbagli di luce che affiorano improvvisi e saettanti dalla sua pittura umorale. La pittura di Romualdo Schiano, che si nutre di sortite cromatiche che travalicano la dimensione della campitura scegliendo di non conformarsi alla pura e semplice gestualit, consente, poi, di rapportarci allambiente pi propriamente vesuviano, cui il rosso pompeiano dellartista, daltronde, apertamente allude. E se la scelta di Schiano verso una comprensione delle ragioni interne che fanno della vesuvianit una sorta di categoria dello spirito , in realt, un opzione di sensibilit culturale, di ansiti personali, di afflati rinascenti lungo lordine storico della disposizione delle cose nel corso del tempo, altre vie seguono altri artisti nelladditare, con non minore vivacit, nella via vesuviana un sentiero di non incongrue opportunit creative. Pensiamo, qui, ad esempio, alle tracce di violente combustioni che sostanziano la ricerca di Giovanni Cuofano ed alle complessit espressive di Franzese che quasi segnalano le tracce di proietti piroclastici, non meno che alle forme addensate e poeticamente struggenti di Anna Crescenzi o alle delibazioni grafemiche di Amhed Alaa Eddin che ha introiettato le ragioni vesuviane nel proprio duna lettura improntata allarabesco del dato di natura. Va poi ricordato limpegno creativo di Ciro Cioffi che costruisce un vortice saettante ed intenso in cui si sostanziano le ragioni morfologiche e concettuali dun vissuto territoriale allinsegna del vulcano.

E su questa lunghezza donda non possiamo non collocare anche lopera di Ciro Scarpati, che privilegia, nel rapporto con la natura, unistanza lirica, che si rivela pregnante attraverso il comporsi equilibrato di particelle apparentemente distinte, ma capaci di comporsi in un tutto organico. Le terre vesuviane, insomma cui soprattutto questi ultimi artisti (ma non sono i soli) sembrano voler fare riferimento importante come banco di prova e luogo spirituale della sperimentazione creativa sono lestremo aspetto duna scansione logica che va al di l del dato problematico della diretta influenza di Emblema sul suo ambiente circostante. Fino a che punto, insomma, invocabile una paideia emblemiana, lintervento magistrale, ci che ha potuto additare una via? Difficile dare risposta a tale domanda, anche se il dato oggettivo di molte amicizie personali, caratterizzando gli afflati intersoggettivi tra alcuni artisti ed Emblema, non lascia del tutto impraticabile lipotesi di referenze anche esemplaristiche vissute nel segno duna stima e duna indiscussa relazione col Maestro di Terzigno.

Il dato importante da rilevare che, sul piano storico, larea vesuviana, nel suo complesso, ha saputo offrire una forte spallata allesigenza di rinnovamento: dalle declinazioni ancora tardottocentesche di un De Corsi o di un Sannino (e ci limitiamo soltanto ad una campionatura) sarebbero stati i Prisco o i Rea in letteratura o i Montarsolo e gli Emblema nelle arti figurative quelli che avrebbero dato un senso nuovo a ci che potremmo definire la coscienza contemporanea della vesuvianit. Gli artisti che hanno partecipato con entusiasmo allomaggio ad Emblema hanno fornito certamente un tributo intelligente ed affettuoso al Maestro scomparso, ma hanno anche, al tempo stesso, scritto una pagina di non scarso rilievo lungo il solco tracciato duna rinnovata coscienza ambientale nel rapporto tormentato e difficile, ma anche ricco ed emozionante, con la grande montagna del Vesuvio.

Mostra: OMAGGIO AD EMBLEMA
Sabato 2 Febbraio 2008 ore 18.00
Museo Emblema Via Vecchia Campitelli, 37 -80040 Terzigno-(Napoli)
Organizzazione: Associazione Culturale Il Ponte Nocera Inferiore
La mostra aperta dal 2 febbraio al 2 marzo 2008
Orari e periodi d'apertura: ore 10.00 - 13.00 e 16.00 - 20.00 solo previo appuntamento. L'ingresso gratuito.
28/1/2008
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