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Cronaca
Se Maria Grazia… cacaglia
di Luciano Scateni
E’ ormai incontenibile la voglia di sradicare dalla mente e dall’anima il tema mortificante della resa della Campania ai rifiuti che ci si rivoltano contro, il fastidio di contare all’infinito editoriali, cronache, commenti, corsivi, di incontrare sulle prime pagine vignette affilate come lame di pugnali e ascoltare il tifo per crocifissioni sommarie di colpevoli veri o presunti.

Estrapolata dal contesto globale di critiche, sicuramente legittime e di ingiurie, per nessun motivo condivisibili, la nota di uno dei giornali free press, fino a qualche giorno fa leader di questo speciale segmento della comunicazione, si dedica al linciaggio mediatico di Antonio Bassolino con toni e argomentazioni degne di becera faziosità. [E-polis, quotidiano in 15 edizioni delle principali città italiane, Napoli compresa, è nato per iniziativa di Grauso e ha guadagnato in breve un ruolo primario nel panorama della carta stampata.

A questo punto, con Rigotti intermediario, se n’è impossessato Berlusconi, visto che dell’Utri, suo fedele vassallo, è diventato ex abrupto l’amministratore delegato. Via i Cipriani, Direttore e vice, autori di un’informazione libera e di grande qualità professionale, li hanno seguiti quaranta editorialisti giustamente famosi]. A ridosso della tragedia napoletana, ecco l’articolo della new entry Maria Grazia Greco che racconta Bassolino a modo suo: “C’era una volta Totonno ‘o cacaglio…” E vedete, si apprezza da subito l’eleganza dello stile, la finezza dell’articolista. “…Incontrastato dominatore del regno della mondezza con l’hobby di presiedere la Regione Campania”. Ancora: “…E’ grazie alla determinazione che ‘o Cacaglio non cacaglia più”. Il bis sul difetto di pronuncia sembrava inevitabile e arriva puntuale. La nuova stella di E-Polis chiude in bellezza così, ipotizzando che Bassolino studi per diventare parlamentare europeo: “Per ingannare il tempo deve solo continuare a correre come fa ogni mattina, scansando la mondezza e col viso coperto. Per evitare di farsi riconoscere”.

Perché non invocare la lapidazione, l’impiccagione in piazza, mille frustate, la morte con iniezione letale? Può darsi che ai lettori di Napoli.com interessi poco la citazione di un percorso giornalistico tipico di questa stagione in cui i partiti mettono le mani su tutto e tutti, o quasi, ma il riferimento serve, almeno per quanto mi riguarda, a chiudere il discorso sulla mondezza, visto che ormai passa di bocca in bocca e di penna in penna migliaia di volte al giorno,  quasi sempre a ragione e a torto solo nei termini descritti in questo articolo.

Bassolino e la Iervolino devono dimettersi? Lo decidano loro stessi e se non fanno chi ritiene di aver motivi sufficienti per decapitare Regione e Comune in un momento di tragica emergenza. In democrazia le decisioni prese senza malanimo personale o partitico sono regola fondamentale: soffiare sull’esasperazione è altra cosa e se spinge al linciaggio è cosa impossibile da condividere.  
7/1/2008
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