Calcio
Caro Ventura, così rovini Insigne
di Mimmo Carratelli (da: Il Mattino del 4.09.2017)
Così si uccidono anche i talenti. Parafrasando il titolo del film di Sydney Pollack, si può inquadrare così la partita dell’altra sera di Lorenzo Insigne a Madrid, segnata dal fallimento dell’Italia.

Nel 4-2-4 di Ventura ben pensato, male eseguito e frantumato dalla Spagna, Insigne è stato mandato alla sbaraglio, isolato a sinistra per il mancato sostegno di Spinazzola (zero allenamenti nelle gambe, impiego sbagliato), come invece fa Ghoulam nel Napoli, e senza una mezz’ala d’appoggio (Hamsik nel Napoli).

Il più grande talento italiano degli ultimi dieci anni, come l’ha definito Arrigo Sacchi (“con intuizioni geniali”), è stato tenuto a lungo fuori partita perché l’ordine di Ventura era di giocare a destra “dove la Spagna è più debole”.

Il gioco a destra (Darmian-Candreva) ha prodotto appena un cross utile di Darmian per Belotti con grande parata di De Gea sul colpo di testa di “mister 100 milioni” del presidente Cairo.

Insigne è stato costretto a rientrare per prendere palla, peggio ancora per coprire le timidezze di Spinazzola recuperando cinque palloni in difesa.

Lo “score” di Lorenzo è migliore dei voti in pagella dei maggiori quotidiani italiani. Ha giocato 55 palloni (non molti, pochi gliene sono arrivati, molti è andato a cercarseli) con 38 passaggi e il 94,7 per cento di precisione, 95,5 per cento nella metà campo avversaria.

Nell’Italia che ha messo a segno solo quattro conclusioni, due sono state di Belotti, due di Insigne.

I colpi di testa di Belotti: uno l’ha sventato De Gea, l’altro è finito alto.

Delle due conclusioni di Insigne da posizione centrale, debole il tiro del 48’ tra le braccia di De Gea, parata la punizione dell’87’.

Non un tiro di Immobile, né uno dei centrocampisti, né di altri.

Il 5 è stato il voto quasi unanime assegnato a Insigne, tra l’impennata del 5,5 del “Corriere delle sera”, che ci sembra il più esatto, e l’ingeneroso 4,5 de “La Gazzetta dello sport” che ha scritto di “ala sinistra scomparsa, nessuno riesce a trovarlo”.

In realtà, nessuno ha mai cercato Insigne, né i centrocampisti, risucchiati indietro dal tourbillon offensivo della Spagna, né l’altro esterno sulla fascia (Spinazzola) e neppure le punte nel gioco dell’uno-due (Immobile da sinistra gli ha allungato un pallone al 48’). Snaturato e sacrificato è il giudizio su “Il Giornale”.

Per non essere tacciati di campanilismo, anche il nostro voto è stato 5, molto stretto, e, rivedendo la partita, il 6 a Buffon è risultato esagerato, non proprio reattivo il portierone juventino sui primi due gol, ma questo è solo un dettaglio a nostra discolpa.

L’Italia aveva come obiettivo assoluto la vittoria per prenotare il pass diretto al Mondiale 2018 in Russia, e così si giustificava l’audacia del 4-2-4, ma Ventura ha fallito proprio negli schemi offensivi, risoltisi con quel gioco a destra e i cross nell’area destinati a Piqué (1,94) e Sergio Ramos, altro difensore imbattibile nel gioco aereo. Zero palla a terra, scambi veloci, dai e vai.

Doveva essere una partita d’attacco per vincere, è stato un flop clamoroso perché la Spagna, da subito, ha tolto l’iniziativa all’Italia mantenendo un possesso-palla di alto livello, veloce, con finti attaccanti che facevano intensità e superiorità numerica a centrocampo dove sono naufragati Verratti (ridicolizzato più volte da Isco, non solo nell’occasione del raddoppio spagnolo) e De Rossi, 34 anni, 115 presenze, che ora ha un passo cadenzato.

Per “coprire” l’idea del 4-2-4, che la Spagna ha smascherato e ribaltato infilandosi in massa al centro contro Verratti e De Rossi, Ventura l’ha tenuto in vita per 70 minuti, facendo cambi risibili (Eder, Bernardeschi, Gabbiadini) prima di prendere il terzo gol da Morata.

Così Lorenzo Insigne è rimasto in campo sino all’agonia azzurra del finale di gara. Sostituirlo avrebbe significato per Ventura sconfessare tutto il piano tattico.

L’errore, in partenza, non era tanto il 4-2-4, quanto poi il mancato coinvolgimento di Insigne sul campo con un maggiore sostegno a sinistra, magari un 4-3-3 che ricalcasse il modulo del Napoli anche se non con gli stessi automatismi, mancando ovviamente a Madrid gli altri interpreti del gioco di Sarri.

Dire che Insigne, a Madrid, abbia tradito le attese, mancando nei colpi di genio dopo quel gol a sorpresa al “Bernabeu” contro il Real e il gol di Udine in amichevole alla Spagna, non sembra la migliore analisi della nottataccia al “Bernabeu” dove è andata alla deriva una intera squadra.

Sarebbe più esatto dire che, se Insigne è il maggiore talento italiano (Sacchi: “nel Barcellona, partito Neymar, Insigne sarebbe stato perfetto”), allora l’esterno napoletano andrebbe impiegato in nazionale nelle migliori condizioni.

Abbastanza stupida la polemica sul numero di maglia, il “10”, di Insigne a Madrid. Non aveva alcun significato e, se mai l’avesse avuto, lo svolgimento della partita architettato da Ventura l’ha smentito.

A Insigne non è stato assegnato il ruolo di un “10”, tantomeno gli sono state offerte le premesse tattiche e di gioco aderenti al numero di maglia.

Rivera, uno dei fantastici “10” del calcio italiano, da Valentino Mazzola, a Baggio, Del Piero, Totti, ha detto: “Ormai la maglia col numero 10 la può mettere chiunque”.

Non ci è sembrato alcun attacco a Insigne, che non ha alcuna responsabilità sulla scelta del numero di maglia, semmai lo sfogo di nostalgia dei bei tempi del “golden boy” quando la mezz’ala col numero “10” era il leader tecnico e il simbolo morale ed estetico della squadra.

La nazionale di Ventura replica domani sera a Reggio Emilia contro Israele, al 70° posto nel ranking Fifa e sette punti dietro l’Italia nel girone G di qualificazione mondiale.

Gli azzurri sono saldamente secondi (+4 sull’Albania di Panucci) per puntare agli spareggi fra le migliori seconde dei gruppi europei.

Concluderanno la qualificazione affrontando in casa la Macedonia e l’Albania in trasferta. Mettiamo da parte ogni polemica e Ventura utilizzi al meglio gli elementi più in forma, anche fisica.

La libidine è finita, conta vincere anche giocando male, ma speriamo di no, per arrivare a Russia 2018.

4/9/2017
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