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Recensioni
Generazione fortunata?
di Giovanna DArbitrio
Spesso la generazione a cui appartengo viene definita da giovani e meno giovani come la generazione fortunata, ma anche se in tale affermazione c qualcosa di vero, in verit ritengo che sul pianeta Terra non si sia mai verificato che una generazione fosse particolarmente fortunata.

E poi ho scoperto che esisteva anche un libro La generazione fortunata, di Serena Zoli (Ed. Longanesi) che viene cos presentato dalla casa editrice: La generazione fortunata quella di coloro che sono nati all'incirca tra il 1940 e il 1950, i primi quindi che sono stati liberi dalla guerra e hanno vissuto, in un diverso clima storico, il miracolo economico, l'affermazione di valori condivisi, il ritorno a una democrazia allargata, l'emancipazione delle donne, i progressi della medicina, l'affermarsi della televisione anche come mezzo educativo, l'acquisizione di diritti prima negati, il progressivo miglioramento delle condizioni di vita. L'autrice narra le proprie e le altrui esperienze anche attraverso interviste con vari personaggi: il tutto con la tensione (palpabile o sotterranea) esistente tra la "generazione fortunata" e quella attuale, incerta sul proprio futuro e in cerca di riferimenti sicuri.

Anche se sono daccordo almeno in parte con lautrice, in verit ripercorrendo rapidamente ci che successo negli anni alla generazione definita fortunata, credo che purtroppo dopo tante lotte per nobili ideali e speranze per un futuro migliore, essa si ritrovi oggi ad essere delusa e preoccupata per figli e nipoti.

E poi chi nasce durante una guerra si pu ritenere fortunato?
E chi stato costretto ad ascoltare i racconti di nonni e genitori su stragi, stupri di donne e bambine, crudelt di ogni genere e orrende rappresaglie, da ritenersi fortunato?
La sottoscritta ancora ha un incubo ricorrente che si ora risvegliato dopo tanti anni durante la guerra in Ucraina, un incubo in cui sogno di cercare un nascondiglio per sfuggire ai tedeschi che mi vogliono fucilare.

Che orrore le Fosse Ardeatine! E che orribile dramma lesplosione della prima bomba atomica in Giappone! E il genocidio degli ebrei con la Shoah!

E anche se gli osannati anni 50, quelli della ricostruzione, furono certamente anni positivi, non bisogna dimenticare che furono anche anni duri: noi bambini indossavamo abiti cuciti in casa da nonne e mamme, abiti che spesso passavano ai figli pi piccoli, come scarpe e quantaltro.

E non cerano ancora cucine a gas o elettriche con mobili allamericana, ma fornelli a carbone, nessun frigorifero per conservare alimenti, ma una spesa oculata fatta ogni giorno.

E destate tuttalpi granite al limone o qualche piccolo gelato comprato al pittoresco carrettino che passava sotto casa. E come vacanze appena 15 giorni a mare a Posillipo.

A scuola si andava a piedi anche sotto la pioggia con ombrelli, mantelle impermeabili e galoche. Niente palestre, piscine e vari sport: si giocava in cortile con gli altri bambini delle famiglie vicine.

Perch nel complesso eravamo felici? Perch non avevamo grandi pretese, ci consideravamo fortunati solo per essere sopravvissuti alla guerra.

Nel libro c un proverbio magrebino che parla di utopia. Nessuna carovana ha mai raggiunto lutopia, per lutopia che fa andare le carovane. Pi che di utopia parlerei di ideali e sogni che credevamo realizzabili, non tanto perch con il Boom economico arrivavano elettrodomestici e televisione (che allora era educativa e a noi vietata dopo il famoso Carosello): speravamo in un futuro migliore fatto di democrazia, giustizia sociale, libert, diritto allistruzione e a un lavoro dignitoso.

Generazione fortunata senzaltro poich chi, come me, poteva contare su famiglia e casa come un luogo protettivo, ricco di affetto ma anche di severit dove ci si occupava di noi figli con semplicit e senso del dovere, dove anche noi ragazzi collaboravamo dopo scuola e dopo aver svolto la valanga di compiti assegnati dagli insegnanti.

Poi arrivarono gli anni 60, con ideali positivi di pace e fratellanza da un lato e dallaltro negative violenze: massicce proteste unirono i giovani di tutto il mondo ed esplosero nel maggio del 68, quando a Parigi studenti e operai scesero in piazza.
E anche in Italia gli scontri nelle scuole tra estremisti di destra e di sinistra e cariche della polizia segnarono un periodo difficile.

Per fortuna la sottoscritta gi insegnava nelle scuole medie statali, pi tranquille delle superiori dove le mie sorelle pi piccole spesso hanno rischiato di tornare a casa con la testa rotta, con grande apprensione di mia madre.
E passati tali anni mentre la sottoscritta si concentrava su matrimonio, difficili gravidanze, figli piccoli e marito, ogni tanto tra gli anni 70 e 80, nei cosiddetti anni di piombo inorridiva per le edizioni straordinarie dei tg per attentati terroristici e stragi di carattere politico o mafioso.

Eccone alcuni: Piazza Fontana, Stazione di Bologna, gambizzazioni, sequestro e uccisione di Moro, uccisione di Falcone e Borsellino e quantaltro.

E che dire dei devastanti terremoti ed alluvioni che hanno sempre colpito lItalia?! Ci possiamo considerare fortunati? Si, perch siamo sopravvissuti, ma non certo felici di tutto ci.

Si, vero, per un po siamo stati la generazione che ha goduto di una favorevole congiuntura economica che ci permise di passare dalla povert al benessere, il tempo del presalario, dellauto per tutti, di nuovi orizzonti e speranze, una generazione che ha avuto la fortuna di avere un lavoro abbastanza sicuro e che, senza sprecare soldi in oggetti inutili, mirava a risparmiare per assicurare un futuro ai figli, ma anche una generazione sempre preoccupata per guerra fredda tra Usa e Urss e le loro continue tensioni, distruttive guerre sempre presenti come quella del Vietnam, le Guerre del Golfo e le crisi energetiche che ci costringevano ad andare a piedi, usare bici e perfino cavalli.

Mi fermer alla Guerra nel Kossovo quasi ai confini con lItalia con nuovi orrori in unEuropa considerata civile e chiudo con il megagalattico e tragico attentato alle Torri Gemelledell11 settembre 2001 che ci scosse in modo totale e traumatizzante. Il resto pi o meno storia comune e condivisa.

Senza dubbio lincremento del consumismo, la globalizzazione tra guerre, migranti, pandemie, crisi economico-politiche con tagli su scuole, sanit e pensioni, hanno modificato la societ che Z. Bauman defin societ liquidaper il suo particolare tessuto socio-politico, divenuto sfuggente e inafferrabile a causa di crollo delle ideologie, consequenziali omologazioni collettive, frustrazioni, incertezze, precariet.

Che dire? La storia fatta di vichiani corsi e ricorsi storici, di progressi e ricadute, non esistono epoche particolarmente felici o generazioni fortunate, c la Vita che va affrontata sempre con coraggio insieme alle persone oneste e sensibili che ancora difendono irrinunciabili ideali.
1/10/2023
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