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Campi Flegrei
Vivara, il paradiso terrestre
di Achille della Ragione
L'isola di Vivara una piccola isola del golfo di Napoli, appartenente al gruppo delle isole Flegree e posta tra Procida, a cui unita da un ponte, e Ischia (fig. 1).

Essa costituisce unoasi naturalistica ed archeologica di grande importanza. L'origine del nome Vivara, di cui attestata altres la forma Bivaro, stata ed oggetto di discussione; alcuni linguisti preferiscono riprendere la desueta denominazione Vivaro.

La tesi pi accreditata vorrebbe che il toponimo derivi dal latino vivarium, cio vivaio, luogo in cui si allevano mitili, anguille o altri animali marini.

Un'ulteriore ipotesi vede l'origine del nome in una distorsione di quello del primo proprietario dell'isola nel XVII secolo, il duca di Bovino, Giovanni de Guevara (fig. 2).

Si perfino osservato, riferendosi a una derivazione celtico-sassone, che il termine significherebbe castoro, e che a Vivara fosse un tempo diffusa l'arvicola acquatica europea (Arvicola amphibius), roditore vagamente simile al castoro.

L'isola sottoposta alla giurisdizione amministrativa del comune di Procida, cui collegata da un ponte non carrozzabile (fig. 3) che sostiene la condotta idrica che rifornisce Ischia. attualmente disabitata e costituisce una riserva naturale protetta.

I punti estremi sono la punta di Mezzogiorno a Sud e la punta Capitiello (fig. 4) a Nord, rivolta verso l'isola di Procida. La punta d'Alaca, ad Ovest, definisce il punto pi stretto del canale d'Ischia, mentre tutta la costa orientale, ripida e scoscesa, viene chiamata La Carcara con riferimento ad un impianto di cui rimangono scarse tracce.

L'isola costituisce il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa 55000 anni fa, oggi sommerso, delimitato sul lato orientale dal promontorio di Santa Margherita nell'isola di Procida.

Sicuramente ancora in epoca romana Vivara era collegata all'isola di Procida da una stretta falesia, oggi scomparsa, sul lato settentrionale del cratere.

Lo specchio d'acqua circolare corrispondente al cratere, compreso tra Vivara e Procida denominato golfo di Genito (fig. 5) e lo si pu ammirare anche dal finestrino di un aereo (fig. 6).

Sorge a circa 100 metri dalla punta del promontorio di Santa Margherita Vecchia e dal 1969 collegata alla sorella maggiore da un ponte (fig. 8) transitabile a piedi, costruito per dare sostegno alle condutture dellacquedotto che approvvigiona Procida ed Ischia.

Sullisola vi un unico edificio (fig. 9) costruito nel 1681 probabilmente da don Giovanni de Guevara, duca di Bovino, come casa di caccia (fig. 10), che successivamente fu utilizzata anche dai Borbone, Carlo III e Ferdinando IV. Questultimo ripopol lisola di selvaggina per esercitare larte venatoria (fig. 11 12).

L'esistenza di un centro dell'et del bronzo con frammenti di ceramiche importate dall'Egeo fu accertata dall'archeologo di origine tedesca Giorgio Buchner, negli anni Trenta del '900.

Dal 1975 circa vi si svolgono campagne di scavo, in una prima fase curate dall'Universit degli Studi di Roma "Sapienza". Attualmente le ricerche sono a cura dell'Universit Suor Orsola Benincasa di Napoli.

I reperti (fig. 13 14) rinvenuti nel corso degli scavi sono conservati presso il museo Archeologico Nazionale di Napoli dove nel 1995 stata inaugurata la sezione dedicata alle collezioni preistoriche.

Gli scavi hanno documentato numerosi aspetti dell'insediamento databile tra il XVII e il XIV secolo a.C.

Campagne di esplorazione sottomarina hanno inoltre permesso di scoprire tracce di popolamento fino a 6-9 metri di profondit, indice di un abbassamento del suolo databile intorno alla fine dello stesso periodo e riconducibile, molto probabilmente, a dinamiche di bradisismo simili a quelle di altre aree dei Campi Flegrei (vedi Baia). L'isola doveva dunque essere pi estesa di quanto sia oggi.

L'importanza degli scavi di Vivara, iniziati negli anni Settanta dopo le prime esplorazioni di Buchner, risiede nell'aver fornito un anello mancante nella ricostruzione delle dinamiche marinare nel Mediterraneo occidentale in epoca premicenea e protomicenea, innescando un processo di revisione globale delle possibili navigazioni egee.

Probabilmente in quell'epoca (periodo definito dagli archeologi di passaggio dal Bronzo Antico al Bronzo Medio), l'isola di Vivara costituiva un nodo di collegamento e di commercio in una rete di comunicazioni marittime che collegava le regioni dell'alto Tirreno, sede di importanti affioramenti di minerali metallici (fra i quali il rame), con il Mediterraneo orientale.

Dal XII secolo a. C. ogni traccia di vita stabile su Vivara scompare per circa due millenni, per riprendere soltanto in epoca moderna con la costruzione, nel 1681, di una villa colonica sul pianoro sommitale che rimane ancor oggi l'unica costruzione di rilievo dell'isola.

Verso la met del XVIII secolo, il re Carlo di Borbone, fece di Vivara una sua riserva di caccia ed in epoca post unitaria, nel 1818, la propriet dell'isola pass al Comune di Procida e quindi a privati, tra cui Biagio Scotto La Chianca, che introdussero le coltivazioni della vite e dell'ulivo, per passare, nel 1940, all'Ospedale di Procida (denominato "Albano Francescano", oggi fondazione di diritto privato); dal 15 maggio 2015, dopo una causa durata 16 anni, l'isola ritorna infine agli eredi dei Scotto La Chianca: un vero casino (non di caccia).

Finalmente, nel 1972 l'isola fu assegnata in fitto alla Regione Campania, che le riconobbe lo status di oasi di protezione naturale.

Dal 1977 al 1993 Giorgio Punzo, docente in pensione e appassionato naturalista, visse sull'isola, impegnandosi personalmente nell'opera di studio, protezione e valorizzazione dell'ambiente naturale di Vivara.

Tale impegno non fu tuttavia appoggiato dalle istituzioni, tanto che, quando scadde il fitto che l'Ente Proprietario dell'isola aveva concesso alla Regione Campania, quest'ultima decise di non rinnovare il contratto, sfrattandolo di fatto dall'isola.

Vogliamo concludere ora descrivendo fauna e flora di Vivara, incastrata tra ardui sentieri (fig. 15). Nella parte alta prolifera la macchia mediterranea (fig. 16) e si sviluppa un bosco di roverella e leccio (fig. 17), mentre pi sotto sono presenti lentisco, mirto e corbezzolo.

Numerose sono le specie animali, in particolare uccelli, che utilizzano lisola come tappa di sosta o per svernare, oltre agli stanziali, tra i quali ricordiamo la capinera, la cinciallegra, il merlo, lo scricciolo, il fringuello, il passero ed il pi piccolo dei rapaci notturni lassiolo.

Tra la fauna vanno ricordati il coniglio selvatico (fig. 18), tre specie di rettili: il biacco, il geco e la lucertola campestre ed infiniti insetti, ne sono state censite ben 229 specie.


Didascalie
1 - Sullo sfondo Ischia
2 - Stemma famiglia Guevara
3 - Incamminarsi verso il ponte
4 - Vivara punta Capitiello
5 - Golfo di Genito
6 - Procida e Vivara dall'aereo
7 - Vivara e Santa Margherita Vecchia
8 - Arrivo all'isola di Vivara
9 - Unico edificio dell'isola
10 - Casa di caccia del duca di Bovino
11 - Casino di caccia borbonico
12 - Torre di segnalazione borbonica
13 - Reperto archeologico
14 - Reperti archeologici
15 - Un sentiero di Vivara
16 - Macchia mediterranea
17 - Il trionfo del verde
18 - Coniglio selvatico
19/2/2021
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