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Cultura
Un capolavoro di Onofrio Palumbo
di Achille della Ragione
Raramente capita di scoprire casualmente un capolavoro del Seicento napoletano e di identificarne lautore dopo un attento studio dei particolari.

Una simile esperienza ho provato la settimana scorsa a Parma, dove mi ero recato per presiedere un convegno sul delicato problema delleutanasia; la mattina ho curiosato tra i negozi di antiquariato in uno dei quali, in vetrina, era esposta, senza indicarne lautore, una stupenda tela (fig. 1) raffigurante un tema caro a molti pittori: Loth e le figlie.

Immediatamente ho percepito un afrore inconfondibile di napoletanit ed ho cominciato a confrontarmi con il quadro.

Il primo intuito stato di trovarmi al cospetto di uno stanzionesco, dalla pennellata pregna di cromatismo, sul tipo di Pacecco De Rosa, poi con un pizzico di audacia, ho pensato alla divina, quanto quotatissima Artemisia Gentileschi, per concludere alla fine, con certezza assoluta, dopo lesame accurato di alcuni dettagli (fig. 2 3 4 5) sul nome di Onofrio Palumbo, a lungo collaboratore della somma pittrice.

Un artista, mescolante elementi battistelliani e stanzioneschi, che viceversa negli ultimi decenni ha ricevuto da parte della critica pi di un riconoscimento e che grazie ai contributi del Bologna, del Pacelli, della Pasculli Ferrara e di Stefano Causa riemerso dal buio come una personalit interessante Onofrio Palumbo, attivo prevalentemente intorno agli anni Quaranta.

Dopo una prima formazione avvenuta secondo la tradizione presso la bottega di Battistello Caracciolo, il pittore ader in seguito alle novit introdotte da Artemisia Gentileschi e fu influenzato dalla pittura di Massimo Stanzione, come testimonia la sua opera pi importante: ilSan Gennaro che intercede per la citt di Napoli (fig. 6), eseguita intorno al 1652 per la chiesa della Trinit dei Pellegrini, nella quale il Palumbo aderisce in pieno allinsegnamento del grande Massimo con convinta ed intima partecipazione sentimentale.

Due importanti pale daltare nella chiesa di Santa Maria della Salute, unaAnnunciazioneed unaAdorazione dei pastori (fig. 7 8), fanno oramai parte del suo non ampio catalogo, grazie ad una intuizione del Bologna confermata nel 1990 dal ritrovamento di carte darchivio che datano le due opere al 1641.

Queste due tele, contrassegnate entrambe dai due angioletti volanti, caratteristica sigla del pittore, erano state in passato attribuite al Finoglia dal DOrsi ed ad Antiveduto Gramatica dal Longhi: artisti che in ogni caso fanno parte del bagaglio culturale del Palumbo.

I putti svolazzanti avevano indotto viceversa in errore la critica che assegnava al Palumbo unaltraAdorazione dei pastorinella chiesa di San Sepolcro a Potenza, presentata come autografa anche alla mostra sulla Civilt del Seicento, la quale ad un restauro ha rivelato la firma di Ricca.

Poche altre opere possono assegnarsi al Palumbo con sufficiente sicurezza, sulla guida del riconoscimento di quellaccoglimento dei modi stanzioneschi che costituir la sua scelta definitiva.

Tra queste una seconda pala daltare nella chiesa della Trinit dei Pellegrini, confermata dai documenti, rappresentanteSan Filippo Neri che raccomanda alcuni confratelli (fig. 9)ed unaImmacolata con San Giorgio e Santinella chiesa di San Giorgio a Pianura, assegnatagli da Spinosa.

Molto convincente la proposta del Loire di attribuire al Palumbo unaVenere ed Adonedel Museo Granet di Aix-en-Provance, in precedenza ritenuta del Vaccaro, per le spiccate similitudini nella disposizione spaziale dei personaggi e per le corpose assonanze tra la Venere e langelo dellAnnunciazione, che presentano identici: drappeggio, modellato del viso ed atteggiamento.

Altre proposte, autorevoli, anche se meno lampanti, sono state avanzate dal Bologna che cita in particolare unSantAndrea condotto al martiriodella Galleria darte antica di Roma ed unaCleopatra abbandonatadella Nasjonal Galleriet di Oslo, oltre ad altri quadri di santi e sante in collezioni private.

Per il momento un catalogo esiguo, quasi a confermare il racconto del De Dominici il quale riferiva che lartista non potette lavorare a lungo perch impegnato in una lunghissima lite giudiziaria con alcuni parenti, una controversia penosissima che pare abbia provocato allartista una malattia mentale.

Una storia probabilmente fantasiosa, come ci ha abituato il De Dominici, si associa ad un recente rinvenimento documentario: un contratto di discepolato del 1631 tra il Palumbo ed il Trombatore, un atto notarile che ci fornisce dei nuovi dati biografici precisi sui quali ricostruire lentamente lattivit dei due ancora cos sconosciuti pittori. Un piccolo tassello nella gloriosa storia del secolo doro della pittura napoletana.

Bibliografia
A. della Ragione - Il secolo d'oro della pittura napoletana- tomo IV, pag. 249 - 250 - Napoli 1998 2001
A. della Ragione - Repertorio fotografico a colori del Seicento napoletano, tomo II, pag. 84 - Napoli 2011


Didascalie
tav. 1 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 - Parma mercato antiquariale
tav. 2 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare)
tav. 3 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare)
tav. 4 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare)
tav. 5 - Onofrio Palumbo - Loth e le figlie - 173x125 (particolare)
tav. 6 - Onofrio Palumbo (con Didier Barra) - San Gennaro che intercede presso la Trinit per la citt di Napoli - documentato 1652 - 331 x220 - Napoli chiesa della Trinit dei Pellegrini
tav. 7- Onofrio Palumbo - Annunciazione - documentato 1641 - 254 x200 - Napoli chiesa di S. Maria della Salute
tav. 8 - Onofrio Palumbo - Adorazione dei pastori - documentato 1641 - 254 x200 - Napoli chiesa di S. Maria della Salute
tav. 9 - Onofrio Palumbo - San Filippo Neri raccomanda i confratelli alla Trinit - Napoli chiesa della Trinit dei Pellegrini


13/1/2020
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