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Cultura
Marechiaro e la chiesa di S. Maria del Faro
di Achille della Ragione
Per raggiungere il borgo di Marechiaro si percorre la via eponima, che parte dove si incrociano via Boccaccio, via Coroglio e lultimo tratto di via Posillipo, che nei 200 metri finali assume il nome di via S. Strato.

La strada, durante lestate transitabile in auto solo dai residenti o da coloro che si recano a villa Imperiale (tav. 1), ma scendere a piedi dolcemente verso il mare un sollievo per lo spirito e non impegna i muscoli, a differenza della risalita, che richiede un corpo agile e se possibile giovane.

Lentamente si passa davanti a ville signorili (tav. 2), a quel che resta dei vigneti di Posillipo, che producevano un vino prelibato sin dai tempi dei Romani, ad una succursale della Casa dello scugnizzo, al ristorante la Fazenda, alla scuola elementare Cimarosa, a me particolarmente cara perch, giusto un secolo fa stata frequentata da mia madre, allingresso dello stabilimento villa Imperiale, per arrivare poi a delle scale che conducono al mare. (tav.3).

Nellultima curva compare la sagoma della chiesa di S. Maria del Faro (tav. 4 - 5). Il suolo su cui sorge, uno dei pi ricchi di storia romana: infatti ledificio, piccolo gioiello architettonico a picco sul mare, oggi contiene alcuni resti della villa romana di Pausilypon che si ritiene sorgesse sul luogo dellantico faro romano (da qui deriva il nome dato alla chiesa).

Torre di avvistamento contro le incursioni dal mare, il faro fu a lungo gestito autonomamente dagli abitanti locali per imposizione del vicer de Ribera duca di Alcal.

Di questa chiesa si ha traccia gi nel XIII secolo, quando intorno nacque il borgo di pescatori chiamato originariamente Mare Planum e poi Marechiaro e nel XVIII secolo fu oggetto di un restauro su disegno del noto architetto Ferdinando Sanfelice.

A commissionarlo, la famiglia Mazza, proprietaria del suolo che aveva fatto erigere la chiesa nel 1680. In quellarea, ha riferito lo stesso Francesco Maria Mazza, cerano due colonne e larchitrave del tempietto dedicato alla dea Iside uno dei culti pi vivi tra i Romani ma non molto di pi, perch pare che Marechiaro fosse stata pi volte depredata dal duca di Medina per adornare il suo palazzo.

Ledificio unopera barocca a navata unica con cappelle (tav. 6): allinterno, alcuni pezzi provenienti dagli scavi romani, come attestano due sarcofagi inglobati nelle pareti esterne, sui quali stato poi apposto lo stemma della famiglia Mazza.

Allinterno, anche una edicola che ritrae la Madonna del Faro con vesti greche. Dietro laltare maggiore tardo barocco si vede unabside, forse ultimo ricordo del sacello in cui nel Cinquecento fu affrescata una Madonna col Bambino (tav. 7).

Sui due altari laterali sono poste tele settecentesche di ignoto raffiguranti a sinistra San Nicola (tav. 8) ed a destra San Giuseppe col Bambino ed altri santi (tav. 9). Sul retro della chiesa si pu ammirare il caratteristico campanile con terminazione piramidale (tav. 10).

Anticamente il borgo assunse il nome Marechiaro non, come comunemente si pensa, dalla trasparenza delle acque del mare di Posillipo, ma dalla loro quiete. Gi in alcuni documenti del periodo svevo si parla infatti di mare planum tradotto in napoletano mare chianu, da cui l'odierno Marechiaro.

Il particolare che pi ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto la cosiddetta Fenestella (tav. 11) La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore Di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c'era un garofano, ebbe l'ispirazione per quella che una delle pi celebri canzoni napoletane: Marechiare.

Tutt'oggi la finestra esiste, e c' sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una lapide celebrativa in marmo bianco (tav. 12) con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore (morto nell'aprile del 1934).

L'Archivio della Canzone Napoletana testimonia l'esistenza di quasi duecento canzoni classiche dedicate a questa piccola zona di Posillipo, o che la nominano soltanto, ed un gran numero di poesie.

Marechiaro un piccolo borgo di pescatori a picco sul mare dove si respira ancora unatmosfera unica con ristoranti sul mare, reti ammassate e vecchi gozzi di legno. Il borgo ebbe ed ha tuttoggi grande fama sopratutto per lo splendido panorama sul golfo di Napoli dal Vesuvio fino ad arrivare alla penisola sorrentina e allisola di Capri che compare esattamente di fronte alla spiaggia(tav. 13 14 15). Il ristorante pi famoso, senza far torto agli altri, Cicciotto (tav. 16), dove oltre a mangiare divinamente si pu (sono ricordi di giovinezza) passare dalla teoria alla pratica in una camera dei piani superiori e smaltire cos allegramente una sbronza.

Non vi nullaltro di pi magico e indimenticabile di sorseggiare un drink presso uno dei tanti bar o godersi il pranzo in uno dei caratteristici ristoranti, tra terrazze mozzafiato e succulente portate a base di pesce fresco.

Tra gli stabilimenti balneari, oltre a Villa Imperiale, posta accanto al Palazzo degli spiriti (tav. 17), che alcuni chiamano anche la Villa di Virgilio, sostenendo che di tanto in tanto, vi si manifesti lo spirito del Poeta, pronti a giurare di aver sentito declamare, da una voce misteriosa, i suoi versi, ricordiamo il Lido Marechiaro (tav. 18) frequentato in epoca littoria dalle mie zie, oggi centenarie: Giuseppina, Elena e Adele, rimaste signorine nonostante allepoca sfoggiassero costumi os, il Lido delle Rose (tav. 19) e concludiamo in bellezza con il celebre Scoglione (tav. 20), una suggestiva scogliera ad ingresso libero, facilmente raggiungibile in barchetta, frequentato da gentaglia in un tripudio di frittate di maccheroni e donne ipercolesterolemiche.

Per raggiungere lo Scoglione o per effettuare delle interessanti e suggestive escursioni, basta affidarsi alla bravura degli storici barcaioli di Marechiaro, che hanno fatto di Calata Ponticello, un attracco professionale e organizzato.

Lescursione in barca consente di raggiungere anche il parco sommerso della Gaiola (area marina protetta) e fare un bagno indimenticabile.

8/8/2018
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