Cultura
Valerio De Piramo: l’arte della commedia
di Anna Maria Siena
Apprendere che una commedia, già di grande successo in Italia, uscirà a giorni in riedizione iraniana tradotta in persiano ci induce a parlare col suo autore, Valerio De Piramo, prolifero commediografo che ha saputo cogliere, dell’arte della commedia, quel quid che ha reso maestra del genere la commedia dell’arte: un modo, un’ars, appunto, di manipolare la materia teatrale rendendola denuncia, insegnamento e divertita e divertente occasione per sorridere e ridere sui casi della vita.

Anche nel nostro piccolo dialogo colpisce la capacità dell’autore di osservare le vicende che gli accadono intorno con quella giusta dose d’ironia che contribuisce a dar loro una sorta di affettuosa leggerezza, pur riconoscendo tutto il peso della loro verità.

Parliamo con Di Piramo del suo lavoro recentemente andato in scena al Teatro Diana di Napoli, con la brillante Compagnia del Corso capitanata da Alberto Angiuoni Pensione ‘O Marechiaro dove il campanilismo dei personaggi finisce per conciliarsi in un ensemble corale: tesi quanto mai coerente con i nostri tempi nei quali termini come ‘razza’, ‘diversità’, ‘separatismo’, che andrebbero cancellati dalla storia per evitare che retroceda nella barbarie, vengono usati con inconsapevolezza e irresponsabilità.

Ma torniamo alla commedia che tra pochi giorni verrà presentata in Italia in tenuta persiana, Regalo di Nozze che mette insieme un campanellino magico, un monaco buddista e nozze che sembrano andare a monte con relativo regalo.

È una delle molte commedie di De Piramo, tutte tradotte in varie lingue e in dialetti d’Italia, anche se l’autore scrive solo in lingua in quanto “il toscano ha l’handicap di non avere un vero e proprio dialetto”, un vezzo che ci fa sorridere, pensando al de vulgari eloquentia e agli effetti del volgare toscano sul mondo intero.

Valerio Di Piramo è un toscano che vive presso Collodi, cittadina che prende il nome dallo scrittore che dette forma e sostanza a un Burattino che ha percorso il mondo e che interloquiva con un Grillo che si era messo in testa di insegnargli che non basta imparare a camminare per passare dalla categoria dei burattini a quella degli uomini.

Così Valerio Di Piramo, dentro la scherzosa miscellanea etnico-sociale della sua Pensione ‘O Marechiaro, inserisce una lezione di affratellamento e di pace contro le pretese, e presunte, differenze logistiche dei personaggi e considera “lo spirito antirazzista che anima tutta la commedia nel segno della reciproca accettazione la vera morale della favola”.

Attore di teatro che si rammarica di aver scoperto un po’ tardi la sua vocazione di scrittore, tra le sue tante commedie Di Piramo predilige la riduzione della storia di Don Camillo sui testi di Guareschi e non possiamo che essere d’accordo pensando alla esemplarità etica, pur nella sua divertente ironia, delle vicende della inimitabile coppia del parroco e del sindaco divisi dalla politica, ma uniti dalla vita reale e dai sentimenti.

La commedia presa dal Don Camillo è stata rappresentata anche in Francia col successo che merita e speriamo di rivederla presto in circolazione, con la sua immensa morale della favola che andrebbe inclusa nelle materie d’insegnamento dei nostri tempi, sempre più poveri di morale e di favole.

Nell’anno appena trascorso, ci sono state 366 repliche delle commedie del nostro autore, la cui trama quasi sempre si dipana da sola da un’idea iniziale. “Sembra che parole e fatti mi vengano incontro senza alcuno sforzo da parte mia” ci confessa Di Piramo, e non stentiamo a credergli vista l’energia con la quale diffonde il suo bisogno di divertire e di educare, un’energia che svolge la matassa degli avvenimenti e gl’intrecci dei sentimenti e che, nella Pensione ‘O Marechiaro, li fa convergere su Napoli quale approdo logistico di conciliazione e di pace.

Città che io amo moltissimo, di un amore viscerale che spero si legga già dal titolo” conclude De Piramo e, chi ha visto la commedia, non ha alcun motivo per dubitarne anche perché, in amorosa corrispondenza di sensi, gli attori condividono con l'autore sia l'amore per la loro città che il desiderio di offrire al pubblico qualche ora di divertimento che non è disimpegno dalla vita, ma una ventata di leggerezza che spalanca finestre sulla bellezza e la bontà che essa ha in serbo per chi sappia e voglia scoprirla.

Cimmino, Gigi Porcelli che, dieci anni fa, dettero vita all'ènsemble uniscono all'intento di divertire divertendosi il fine ultimo ed essenziale che sta loro a cuore: aiutare i propri simili che soffrono, dedicando il ricavato degli spettacoli (e non solo) a fini di assistenza e solidarietà sociale, con particolare attenzione all'infanzia.

Tra le scelte degli organizzatori, che non si limitano alla commedia, citiamo una versione in prosa del Gianni Schicchi, l'Eredità contesa, e non è escluso dal loro programma il dramma, magari a lieto fine, come non è esclusa la canzone nella sua valenza identitaria delle origini e della storia della città.

Il regista che di solito guida i loro spettacoli, Pasquale Di Cresce, uomo di teatro a tutto tondo, unisce all'esperienza del palcoscenico come attore quella di regista laureato sotto la guida di Ernesto Calindri, poi di Massimo Ranieri, all'Università Popolare dello Spettacolo.

In consonanza di sensi con la Compagnia, Di Cresce non si pone limiti di scelta nel suo programma, forte della sua vasta gamma di esperienze in materia teatrale sia in campo internazionale che nelle compagnie nazionali e nei più importanti teatri cittadini.

Tra gli autori citiamo l'eterno Campanile e l'immortale Eduardo, tra gli interpreti Angelo Belgiovane, Adriana Carli, Annamaria Ackermann, attori e autori che non hanno bisogno di presentazione.

L'affiatamento del gruppo e l'intesa tra i 'padri costituenti' e il loro regista privilegiato assicurano il successo degli spettacoli della Compagnia del Corso.

Quanto a De Piramo, aspettiamo con interesse il Regalo di Nozze persiano e con viva curiosità il monaco buddista: non avrà qualcosa a che fare col nostro munaciello?
10/1/2018
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